music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

maymay_mountains_hills_plateaus_and_plainsMAYMAY – Mountains Hills Plateaus And Plains
(Oscarson, 2016)*

Sono trascorsi quattro anni da quando, con un album di debutto preceduto da un omonimo Ep, Laurel Simmons aveva rivelato l’aggraziato intimismo di chitarra acustica e pianoforte, completato da scarni arrangiamenti, che ne caratterizzava il sommesso profilo del proprio alter-ego artistico MayMay. Da quei due lavori era scaturito un circoscritto culto per appassionati dell’understatement di scrittura e interpretazione, da allora rimasto sospeso tra i vapori brumosi di un contesto creativo tanto prezioso e personale da manifestarsi esclusivamente secondo tempi e modalità non determinabili.

Solo il trascorrere del tempo e la nuova collaborazione con la sua mentore Heather Woods Broderick hanno dunque creato le condizioni che hanno presieduto al secondo lavoro della Simmons, “Mountains Hills Plateaus And Plains”; un lavoro di nuovo essenziale nella forma e nel contenuto dei suoi otto brani, ma coeso e ancor più ricco di particolari della già splendida accoppiata di uscite risalente al 2012. Sicuramente quest’ultimo elemento è merito della condivisione realizzativa che ha presieduto alla registrazione del lavoro, svoltasi negli studi di Peter Broderick a Portland, che oltre ai due fratelli Broderick ha coinvolto altri musicisti, fino a creare un piccolo ensemble da camera, che ha rifinito le timide linee armoniche delle canzoni della Simmons, ancora costruite su chitarra e pianoforte, di arrangiamenti di archi e fiati e di soffuse linee ritmiche.

Ne è scaturita un’agile galleria di bozzetti in forma di canzone, che prendono forma da poche delicate pennellate, le cui sfumature impressioniste rivelano il mondo interiore e la sensibilità musicale dell’artista dell’Arizona, come due facce della stessa medaglia, che ora torna a risplendere di eterei bagliori melodici sul pianoforte (“Silhouettes”, “Wooden Light”), ora denota la densità della propria sostanza, ricamata da risuonanti spunti ritmici (“Cracks”, “Black Train”), ovvero modulata da soluzioni di un chamber-folk minimale e al rallentatore (“Linden Seed”).

Gli avvicendamenti strumentali e di registro sono comunque tutti molto graduali, nell’alveo di una sensibilità cantautorale dalla forza gentile, capace di dar luogo a canzoni delicatamente sospese, frutto di un’introspezione placida e sognante.

*disco della settimana dal 7 al 13 novembre 2016

http://www.facebook.com/pages/MayMay/

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