music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

heather_woods_broderick_gliderHEATHER WOODS BRODERICK – Glider
(Western Vinyl, 2015)*

Quando Heather Woods Broderick sembrava ormai privilegiare la dimensione di polistrumentista impegnata in esperienze artistiche variegate (tra gli altri con Efterklang, Horse Feathers, Loch Lomond e accanto a Sharon Van Etten) eccola tornare a firmare un album a proprio nome, ben sei anni dopo lo splendido “From The Ground”.

Del delicato bilanciamento tra cantautorato intimista e partiture di neoclassicismo dai contorni vagamente ambientali di quel lavoro, i nove brani di “Glider” conservano la consistenza fragile e le atmosfere eteree, tuttavia adesso incanalate in strutture compositive articolate, che sostengono linee armoniche al tempo stesso essenziali e accuratamente definite. Tutto ciò rappresenta senz’altro il frutto delle tante diverse attività e dei tanti tour compiuti in giro per il mondo negli anni intercorsi dall’esordio solista, eppure, appare con evidenza altrettanto nitida quale il portato di una maturazione in prima persona, produttiva di una consapevolezza tale da permettere all’artista di Portland di dispiegare pienamente le proprie doti di scrittura, esecuzione e interpretazione.

È quel che avviene lungo i solchi del lavoro, nel quale Heather Woods Broderick condensa un ampio catalogo di sfumature della sua sfaccettata personalità, spesso compresenti nel medesimo pezzo: dimostrazione plastica ne sono il crescendo di chitarre circolari nel quale sfociano i sospiri ovattati e i tremuli riverberi di “Wyoming” e i quasi sette minuti del brano d’anticipazione “A Call For Distance”, che si snodano tra pulsazioni elettroniche e atmosfere ipnotiche. L’elettronica, in effetti, riveste un ruolo di primo piano, almeno in alcuni dei brani di “Glider”, in funzione di fondale dilatato sul quale si inscrivono gli strumenti e melodie e persino, in “Mama Shelter”, sotto forma di cadenze dub che sostengono una coralità sognante.

Benché in questo modo si discosti con decisione da retaggi folk, la Broderick non abbandona il suo profilo fondamentalmente cantautorale, affidato ancora una volta ad essenziali trame pianistiche (“Fall Hard” e la title track), tutt’al più contornate da soffici evanescenze ambientali (“The Sentiments”), e ad austeri arpeggi acustici (”Desert”) dai quali promana comunque una delicata tensione emotiva, che nell’iniziale “Up In The Pine” fa pensare quasi a una Tara Jane O’Neil in versione eterea.

Proprio nell’amplissimo ventaglio di suggestioni stilistiche e riferimenti possibili (tra i quali va menzionato anche il timbro jazz-blues della conclusiva “All For A Love”), oltre che nelle sinuose interpretazioni della Broderick va ricercata l’essenza di “Glider”, affinata per anni all’ombra altrui e forse anche per questo non suscettibile di definizioni univoche, se non quella di un’artista a tutto tondo, in grado di carezzare ed ammaliare con le proprie suadenti canzoni a mezz’aria.

*disco della settimana dal 6 al 12 luglio 2015


http://heatherwoodsbroderick.com/

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