music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

RAOUL VIGNAL – The Silver Veil
(Talitres, 2017)*

Dalla Francia a Berlino e ritorno: questo il semplice itinerario di Raoul Vignal, comune a tanti altri giovani che nella multiforme realtà della capitale tedesca cercano la propria dimensione personale e di creazione artistica. Partito da Lione con la sua chitarra, Vignal vi è tornato due anni dopo, con una manciata di canzoni scritte a margine di un’attività dal vivo in contesti estremamente intimi e di un’esperienza di sonorizzazione di un cortometraggio.

Alla voce e al caldo picking che costituiscono il nucleo delle canzoni di Vignal, il suo debutto “The Silver Veil” aggiunge pochi altri elementi, essenzialmente saltuari spunti ritmici e arrangiamenti di contrabbasso, che amplificano le dinamiche derivanti dalla danza delle note sulla corde della chitarra e le potenzialità descrittive di risonanze armoniche dense di suggestioni, appunto, cinematiche.

Nei dieci brani dell’album, il timbro lieve e rapito di Vignal scorre lieve su accordi acustici al tempo stesso fluidi e intricati, che coniugano incantate visioni bucoliche con un ventaglio di sfumature non soltanto legate al classico folk europeo, bensì tanto ampie da abbracciate tradizioni musicali diverse. In particolare, la naturale ricchezza ritmica del picking di Vignal manifesta in più di un’occasione affinità di texture con gli intrecci della kora africana, secondo modalità non troppo dissimili da quelle “importate” in Francia da Stranded Horse (“One”, “Under The Same Sky”). A margine di ciò, Vignal applica il suo gentile tocco cantautorale anche a un’avvolgente dimensione atmosferica, costituita da giochi di risonanze e melodie eteree, eppure percorse da una sottile inquietudine bucolica che, a tratti, lascia correre il pensiero al compianto Nick Talbot (in particolare nell’iniziale “Hazy Days” e nella title track).

Intorno a tale duplice fulcro espressivo, l’artista francese costruisce una galleria di canzoni in penombra, variamente risultanti da semplici aggiunte o sottrazioni di elementi, che le fanno spaziare dal quadretto arcadico di “Mine” alla sospesa ambience acustica di “Dona Lura”, dai decadenti tratti cinematici di “Bless You” al vibrante crescendo della conclusiva “Shadows”, suggello di un album che abbraccia mondi sonori molteplici, sintetizzati nella personalità di un esordiente dalla classe già cristallina.

*disco della settimana dal 3 al 9 aprile 2017


https://www.facebook.com/raoulvignalmusic/

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Questa voce è stata pubblicata il 3 aprile 2017 da in recensioni 2017 con tag , , , , , , , , .
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