music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

COLORAMA – Some Things Just Take Time
(Wonderfulsounds, 2017)*

Come per l’affinamento di un buon vino – anzi, visti tempi e provenienza, per la maturazione di un whisky – il tempo è fattore decisivo nella scrittura di canzoni pop, pratica artigianale che richiede pazienza e dedizione, prima nell’attesa dello scoccare della giusta scintilla, poi nella cura dei dettagli armonici e di arrangiamento. Un tempo dilatato fino a quasi dieci anni hanno impiegato i gallesi Colorama, da sempre capitanati dal songwriter Carwyn Ellis, a unire le tessere che formeranno il loro nuovo lavoro, non a caso intitolato “Some Things Just Take Time”.

In questo periodo, tuttavia, Carwyn Ellis non è stato affatto con le mani in mano, assorbendo nella sua formula di lieve folk-pop, orgogliosamente radicato nella tradizione gallese come fu per i Gorky’s Zygotic Mynci, elementi di esperienze d’oltreoceano, senza mai smettere nel frattempo di regalare un paio album ed Ep, e cimentandosi nella riuscitissima collaborazione con la folk band Plu nel delizioso album dello scorso anno a nome Bendith. Le undici canzoni raccolte in “Some Things Just Take Time” sono appunto il frutto di una esplicita ricerca da parte di Ellis di un equilibrio tra il suo agile songwriting e le varie tradizioni del cantautorato statunitense.

Più che di un omaggio o di una mera contaminazione, si tratta di un’osmosi accuratamente definita, dunque tale da non snaturare i caratteri briosi e sottilmente trasognati della sua scrittura. I delicati sentori bucolici della countryside britannica non cedono infatti il passo a polverose sensazioni d’oltreoceano, bensì con esse si combinano, smussandone gli aspetti più marcati e ricavandone profondità e ricchezza di sfumature, proprio come quelle del passaggi di un whisky in botti americane.
Fuori di metafora, il lavoro propone una carrellata di canzoni da tre minuti o poco più, che insieme tracciano un ideale itinerario che va dal blues di Nashville al lirismo celtico di Van Morrison, dalle scarne narrazioni folk di Townes Van Zandt a declinazioni pop statunitensi come quelle di Bing Crosby.

Eppure, se si eccettua il passo ostentatamente retrò di “But Of Course”, “Some Things Just Take Time” non suona affatto datato né tanto meno appiattito sui riferimenti così ricercati: merito senz’altro della sensibilità di Ellis, delle sue placide interpretazioni e dei gentili tocchi acustici, dal sapore quasi sempre tutto britannico, che guidano gran parte dei brani. Che si tratti della scorrevole leggerezza melodica della title track o degli echi bluesy di “Long Haired Doney”, dei languori pianistici di “Give It A Miss” o dell’ovattata coralità di “Baby Don’t Go” e di “In Your Memory”, o ancora del cristallino candore armonico di “It’s Not You” (che potrebbe ben essere un brano di Sufjan Stevens!), il lavoro spazia senza evidenti cesure tra luoghi, tempi e paesaggi diversi, tutti sottesi al comune denominatore della classe di Ellis – paragonabile per matura versatilità forse al solo Darren Hayman – e a quella dei numerosi musicisti che lo accompagnano.

Chitarre, ritmiche sfumate e archi, ma anche dobro e mandolino, contribuiscono insieme a creare una serie di incantati scorci di impressionismo folk-pop, che pur recando una data attuale e un preciso luogo di provenienza, si collocano autenticamente in un altrove spazio-temporale, quello di un’ispirata scrittura pop e di una profonda conoscenza musicale: entrambi elementi che, appunto, necessitano dei giusti tempi.

*disco della settimana dal 28 agosto al 3 settembre 2017

http://www.colorama.org.uk/

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