music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

THE CLIENTELE – Music For The Age Of Miracles
(Tapete / Merge, 2017)*

I’ve been living like I’m so far away/
like I’m somebody else, in some other place

Non poteva esserci contesto più adeguato delle prime folate d’autunno, con la loro miscela di languore, fascino cromatico e rinvigorente freschezza, per celebrare il ritorno – ormai abbastanza inaspettato – di una band la cui espressione originaria è stata intimamente legata a sensazioni di uggiosa nostalgia. Sono i Clientele di Alasdair MacLean, assenti dalle scene da ormai oltre sette anni, dopo una breve stagione nella quale aver dischiuso il candore agrodolce della loro scarna formula pop alla ricchezza di arrangiamenti era valso lusinghieri riconoscimenti oltreoceano ai loro “God Save The Clientele” (2007) e “Bonfires On The Heath” (2009).

Dall’ultima testimonianza produttiva della band – l’Ep “Minotaur” (2010) – MacLean si era piuttosto dedicato al sodalizio artistico e personale con Lupe Nunez-Fernandez, insieme alla quale ha regalato due album deliziosi sotto la sigla Amor de Días, tanto che l’intercorsa pubblicazione di raccolte e ristampe dei Clientele sembrava un evidente segnale che l’esperienza della band stava per essere messa definitivamente in naftalina.
Invece ecco i Clientele di nuovo insieme, con MacLean affiancato dagli storici membri della band, James Hornsey (basso) e Mark Keen (piano e percussioni), oltre che dai variopinti contributi strumentali e dagli arrangiamenti d’archi e fiati di Anthony Harmer, musicista ritrovato da MacLean ormai vent’anni dopo il loro precedente incontro. Proprio dal loro essersi ritrovati può dirsi scaturito “Music For The Age Of Miracles”, lavoro che nelle premesse, nei temi e in buona sostanza anche nei suoni, appare una sorta di ritorno alle origini dei Clientele, tuttavia decantato dal tempo e dalle esperienze umane e musicali attraversate da MacLean, la cui incredibile spontaneità nello scrivere canzoni pop non conosce cedimenti in nessun contesto nel quale si cimenti.

In “Music For The Age Of Miracles” c’è davvero tutto quanto aveva i Clientele un piccolo culto per appassionati del pop inglese all’epoca di “The Violet Hour” (2003) e ancora prima dei singoli poi raccolti in “Suburban Light” (2000): le strade umide e l’urgenza emotiva, gli ombrelli e il torpore post-adolescenziale, i sogni ad occhi aperti e l’amara disillusione del paesaggio naturale e umano di città troppo grigie per chi colora il proprio mondo con le canzoni. E ci sono anche i riflessivi interludi strumentali e le parti di spoken word che paiono dialoghi di un film in bianco e nero, l’eleganza sixties e quelle sensazioni di distanza dai luoghi vissuti che diventano melodie oblique che fanno venir voglia di camminare a passo svelto e ciondolante attraverso strade invariabilmente umide. Se proprio qualcosa si poteva rimproverare ai Clientele sgargianti delle produzioni con Louis Philippe e Mark Nevers, poteva essere soltanto aver riposto nel cassetto l’aura uggiosa e crepuscolare, tuttavia sempre presente e tanto intimamente connaturata all’indole di Alasdair MacLean da riaffiorare nelle nuove canzoni.

Non si tratta tuttavia di un semplice ritorno alle origini, in quanto se lo spirito è rimasto immutato, il tempo e il percorso artistico attraversato dai Clientele non possono essere trascorsi senza lasciare traccia. Così, il tocco lieve e romantico degli arrangiamenti di Harmer (e persino il calore esotico del suo santoor iraniano!) si salda con estrema naturalezza alle canzoni di MacLean, in un equilibro di elementi subito chiarissimo fin dal singolo “Lunar Days” e dall’apertura “The Neighbour”, canzoni degne di “The Violet Hour” rifinite dagli archi e da numerosi minuti inserti strumentali, che ne rendono ancora più preziose le leggiadre linee melodiche. Non mancano nemmeno rimandi alla bassa fedeltà degli esordi, incarnate da atmosfere ovattate e persino dalla rudimentale drum machine che apre “Everything You See Tonight Is Different from Itself”, brano i cui quasi sette minuti culminano in fiorite aperture orchestrali.

Sarebbero davvero innumerevoli da elencare i dettagli dei testi e delle soluzioni strumentali dotati di significati e rimandi a un passato più o meno recente, che chi ha amato i Clientele fin dall’inizio saprà senz’altro apprezzare. Al di là della vena crepuscolare da sempre connaturata alla band, non si tratta certo di spirito nostalgico, perché “Music For The Age Of Miracles” è una perfetta sintesi dei due principali periodi da essa attraversati e, auspicabilmente, l’inizio di un terzo che è qui e ora come le sue canzoni, veri e propri miracoli di classe pop, che per fortuna a volte succedono davvero!

*disco della settimana dal 18 al 24 settembre 2017

http://www.theclientele.co.uk/

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Questa voce è stata pubblicata il 18 settembre 2017 da in recensioni 2017 con tag , , , , , , , , .
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