music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

ALELA DIANE – Cusp
(All Points, 2018)

Per Alela Diane ogni album è come una nuova pagina di un diario umano e artistico, scritto con la medesima sensibilità che connette le sue canzoni al suo vissuto personale. Tre anni dopo le notturne odi alla luna insieme a Ryan Francesconi (“Cold Moon”) e, soprattutto, a cinque dai tormentati abbandoni sentimentali del toccante “About Farewell”, la cantautrice ormai stabilmente di base a Portland torna con il proprio quinto album solista, che consta di undici brani scritti nell’intervallo tra la nascita delle sue due figlie.

La sua condizione personale trova perfetta corrispondenza nel contenuto tematico e musicale di “Cusp”, quanto mai maturo sotto entrambi i punti di vista. Da un lato la pacificata quotidianità domestica, dall’altra un contesto strumentale incentrato sul pianoforte e su ricorrenti arrangiamenti da camera ammantano le canzoni di Alela Diane di una consapevolezza adulta come donna e come artista, che non ne depotenzia affatto l’intensità espressiva, anzi la amplifica in parallelo al sensibile approccio ad argomenti che spaziano dalla dimensione personale della maternità a temi di portata generale quale l’immigrazione. Non è un caso che il primo brano ad anticipare il lavoro sia stato la toccante ballata “Émigré”, con la sua metafora tra peso fisico e sentimentale di vite alla ricerca di un approdo, interpretata con una pronunciata carica empatica appena sopra i toni complessivi del lavoro.

Un senso di protezione, di ovattato intimismo, ricorre un po’ in tutti i brani di “Cusp”, rifiniti dagli arrangiamenti di un piccolo ensemble di archi e di fiati, nel quale compaiono tra gli altri lo stesso Ryan Francesconi e i fratelli Peter e Heather Woods Broderick. Prendono così forma ballate relativamente, che traducono sfumature folk sui tasti del pianoforte (l’intimista “Threshold” e le più vivaci “Song For Sandy” e “Ether & Wood”), ed essenziali saggi di fragilità introspettiva, non meno misurati che intensi (“Never Easy”, “So Tired”).

“Cusp” rende dunque chiaramente l’idea delle tante pagine sfogliate sul diario di Alela Diane dai tempi della polvere appalachiana degli esordi, che oggi ha lasciato il posto alla piena maturità di un’artista raffinata, in grado di conferire il medesimo fascino atemporale alle sue canzoni (“Never Easy”, “Buoyant”) attraverso arrangiamenti e interpretazioni grondanti di profonda empatia umana.

https://aleladiane.com/

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Un commento su “

  1. giadep
    21 febbraio 2018

    La amo*

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Questa voce è stata pubblicata il 20 febbraio 2018 da in recensioni 2018 con tag , , , , , , .
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