music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

BUCK CURRAN – Morning Haikus, Afternoon Ragas
(Obsolete Recordings, 2018)

Se per Buck Curran “Immortal Light” (2016), suo primo album solista dopo il termine dell’esperienza umana e artistica degli Arborea, incarnava il momento del passaggio e dalla riflessione, “Morning Haikus, Afternoon Ragas” rappresenta la ripartenza vera e proprio, lo sguardo rivolto al presente, senza tuttavia che il cuore possa dimenticare cosa si è lasciato indietro. Lo dimostrano le dediche di due dei brani ai figli rimasti in America (“Song For Liam” e “Song For Shylah”), accanto a quella di un terzo al bambino che simboleggia la sua nuova vita in Italia (“Francesco Joaquin’s Morning Haiku”).

Vi è ovviamente un tratto comune a unire i ricordi, gli affetti e le sensazioni che popolano il lavoro, sintetizzato appunto dalla sensibilità di Curran, la gentile concentrazione dei cui tocchi lascia vibrare con pazienza quasi religiosa le corde alle quali affida in via esclusiva le proprie riflessioni senza parole. Ancorché interamente strumentale, “Morning Haikus, Afternoon Ragas” non è un semplice album di fingerpicking, visto che i suoi brani disegnano piuttosto una delicata ambience popolata dal tepore compassato di esili filigrane acustiche lentamente dispensate. Mantenendosi distante dal virtuosismo dell’esecuzione, Curran pennella dunque una sequenza di estatici bozzetti strumentali, popolati dalle risonanze naturali e a tratti amplificate del suo strumento, tra le quali si manifestano quasi a sorpresa l’incantata interpretazione di Adele H sulla cover di “Dirt Floor” di Chris Whitley e il flauto indiano di Nicolò Melocchi, che alimenta ricorrenti sensazioni sciamaniche in “Bhairavi Rovelli”.

Lo stesso misticismo simbolico del dipinto italiano cinquecentesco prescelto per la copertina mostra infine come nelle sue opera Buck Curran non lasci nulla al caso, unendo suoni e immagini in una proposta artistica che trascende luoghi fisici e riferimenti temporali, collocandosi semplicemente “oltre”, nella dimensione del ricordo e dell’istinto applicato alle corde della sua chitarra.

https://www.facebook.com/BuckCurranMusic/

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