music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

MY AUTUMN EMPIRE – Oh, Leaking Universe
(Wayside And Woodland, 2018)*

In quasi un decennio, My Autumn Empire si è trasformato per Ben Holton in qualcosa di ben più rilevante e articolato rispetto all’originario progetto collaterale agli Epic45, dedicato a gentili bozzetti acustici di canzoni e ambientazioni atmosferiche rurali. In particolare il terzo disco “The Visitation” (2014), con le sue traiettorie psych-pop, aveva dischiuso all’artista inglese scenari per certi versi sorprendenti, in seguito bilanciati con la sua impostazione originaria nel successivo “Dreams Of Death And Other Favourites” (2015).

Di quel già splendido album, il nuovo “Oh, Leaking Universe” è in un certo senso la naturale prosecuzione, nella quale le fascinazioni da sempre proprie di Holton per suoni e sensazioni della campagna inglese tornano a bilanciarsi con una serie sempre più ampia di essenze che spaziano dal pop seventies alla psichedelia e persino a mai troppo celati “piaceri proibiti” di stampo synth-pop. Perfetta sintesi iconografica del contenuto del lavoro risiede già nell’immagine dell’ordinaria abitazione inglese effigiata sulla copertina, che promette al suo interno un universo di sogni e visioni a colori.

La promessa viene mantenuta appieno nella vivida policromia dei suoi nove brani, esemplificativa di tutto il percorso di My Autumn Empire, che Holton torna a percorrere a ritroso nel breve volgere dei dieci minuti dei primi tre brani, con la sognante vena pop di “Everything’s Fine” che segue le tastiere e le chitarre incalzanti dell’apertura “Future Song”, prima che le atmosfere tra le ritmiche di “Infinite Suburbs” comincino a diluirsi in nostalgici languori ai confini della metropoli. Ritrovati i congeniali sentieri della countryside, ecco l’artista inglese confezionare un’incantata cartolina bucolica in “Frost On My Shoes”, ulteriormente espansa lungo i quasi dieci minuti di “Forgotten Futures”, dapprima sulle ali di arpeggi e dilatate modulazioni e, poco prima della metà del brano, attraverso filigrane vocali di sognante malinconia.

Come la luce e i fenomeni atmosferici dell’ambiente rurale ancora una volta vagheggiato da Ben Holton, estremamente cangianti sono i caratteri dei brani di “Oh, Leaking Universe”, tanto mutevoli da spaziare anche al loro interno, in vorticosi avvicendamenti e dialoghi di acustico, elettrico e sintetico, tra propulsioni di stralunata psichedelia ed endemiche sensazioni di nostalgia rurale. Il ritrovato approdo a queste ultime, definito dal rinnovarsi del sodalizio con Rob Glover nella conclusiva “The Sadness”, costituisce al tempo stesso un’ideale chiusura del cerchio dell’intera esperienza di My Autumn Empire e, soprattutto, promettente anticipazione del ritorno degli Epic45, già annunciato nei prossimi mesi dopo lungo periodo di silenzio.

I tempi della vita in campagna, del resto, sono scanditi dalle stagioni ed alieni dalla frenesia della contemporaneità; e proprio nella sua apparente ordinarietà, ancora una volta Ben Holton ha creato in “Oh, Leaking Universe” una mirabile sequenza di agrodolci paesaggi fisici e interiori, sospesi tra reale e immaginario.

*disco della settimana dal 16 al 22 luglio 2018


http://www.myautumnempire.co.uk/

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