music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

BENOÎT PIOULARD – Sylva
(Morr Music, 2019)

In un tempo in cui il formato fisico è divenuto di fatto recessivo, la dematerializzazione della musica (e della sua fruizione) stanno producendo controtendenze che vanno ormai ben oltre la semplice cura delle edizioni o delle tirature limitate nelle quali, inevitabilmente, vengono pubblicati i dischi indipendenti. Tale fenomeno sta conducendo, sempre più di frequente, a casi di vera e propria inversione del rapporto tra musica e oggetto, nella quale la prima diventa in qualche misura “accessoria” al secondo. A questi va senz’altro ascritta la peculiare pubblicazione del nuovo lavoro di Thomas Meluch, che sotto l’alias Benoît Pioulard continua a dimostrarsi tra le personalità artistiche più dinamiche ed eclettiche degli ultimi anni, nel suo lucidissimo percorso oscillante tra folk-tronica e ricerca ambientale.

Prima ancora che un album, il suo nuovo “Sylva” – prima produzione del musicista di Seattle per la berlinese Morr Music – è infatti l’estratto di un diario di esperienze personali, anche dolorose, vissute nell’ultimo biennio e un elegante libro fotografico che raccoglie oltre un centinaio di diapositive raffiguranti le esplorazioni naturalistiche di Meluch, sotto forma in particolare di minuti dettagli di piante e formazioni rocciose.

Le due forme espressive si presentano senz’altro come complementari, sfogliando il libro fotografico all’ascolto del disco, ma sono ovviamente ben fruibili in modo disgiunto. Comune denominatore ne sono da un lato il substrato naturalistico della rappresentazione visuale e dell’impostazione concettuale della parte sonora e, dall’altro, il gusto di Meluch per una definizione analogica e deliberatamente sfocata di suoni e immagini.

Con più specifico riferimento alla parte auditiva dell’opera, “Sylva” è in un coeso ciclo di brani idealmente suddiviso in quattro sezioni corrispondenti ai mo(vi)menti vitali. La stasi invernale, il calore tumultuoso del fuoco, la potenza del seme e il vigore dei germogli primaverili trovano corrispettivo in sospensioni atmosferiche e minuti incastri elettro-acustici, in lievi arrangiamenti e stranianti parti vocali, che in un paio di passaggi (“Keep” e “Meristem”) prendono forma di vere e proprie canzoni.

Mentre, con la sola eccezione della divagazione esplicitamente pop di “The Benoît Pioulard Listening Matter” (2016), negli ultimi anni Meluch aveva decisamente privilegiato il lato atmosferico delle proprie composizioni, in “Sylva” torna a manifestarsi il suo profilo di emotiva spontaneità folk-tronica, non soltanto nei due brani cantati ma anche nei minuti fremiti che carsicamente scorrono sotto gran parte del lavoro. Non mancano tuttavia passaggi di stasi apparente e di granulosa quiete atmosferica, corrispondenti ai momenti di inerzia del ciclo naturale e alla sostanza materica catturata in alcune delle diapositive, che concorrono a plasmare un microcosmo di suoni e immagini piacevolmente opalescente.

(pubblicato su Rockerilla n. 272, dicembre 2019)

http://pioulard.com/

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