music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

#musictosave #002

ANNE CHRIS BAKKER – Stof&Geest
(Unknown Tone, 2019)
L’impegno di Anne Chris Bakker in una varietà di progetti (ultimo dei quali Transtilla) non gli ha impedito di tornare a un album solista, a cinque anni di distanza da “Reminiscences”. In prevalenza costruiti intorno a minimali bozzetti pianistici catturati su nastri, i brani di “Stof&Geest” evidenziano il profilo più istintivo dell’artista olandese, le cui vaporose manipolazioni sonore descrivono un microcosmo interiore dal fragile equilibrio elettro-acustico.

CEDRIC VERMUE – Left Upon Us
(Piano And Coffee, 2019)
Olandese di stanza a Berlino, della capitale tedesca Cedric Vermue deve aver assorbito in particolare la consolidata anima elettronica, che ha ampliato gli orizzonti della formazione eminentemente classica. Il suo debutto “Left Upon Us” ne rappresenta l’ideale sintesi, risultante dalla combinazione di delicate filigrane pianistiche ed elementi elettronici, dalla quale risultano ovattati paesaggi sonori. Formula espressiva consolidata, ma eseguita con cura e sentimento.

DUMB THINGS – Time Again
(Coolin’ By Sound, 2019)
Già segnalatisi con il recente debutto omonimo, con l’immediato seguito “Time Again” i Dumb Things si confermano tra le realtà più brillanti della vivace scena guitar-pop australiana. Le dieci canzoni da tre minuti che formano il lavoro appaiono immediate, solari e scorrevoli, ma lasciano trasparire una sottile vena malinconica, che trova espressione negli occasionali “scampanellii” delle chitarre e in sensazioni trasognate tali da giustificare appieno l’auto-definizione di “hangover pop”.

GAMARDAH FUNGUS – Natural Storm
(Hidden Vibes, 2019)
Come per celebrare il decennio della propria attività, il duo formato da Igor Yalivec e Sergey Yagoda ha per ora accantonato la parentesi di esplorazioni sonore “sul campo” che ne aveva caratterizzato gli ultimi tre album. In “Natural Storm” si ritrova infatti l’impronta primigenia della band ucraina, declinata in cinque densi strumentali simbolicamente connessi all’immagine suggerita dal titolo, tra vibranti progressioni chitarristiche e stranianti modulazioni sintetiche.

NORTHWEST – II
(Self Released, 2019)
Un ambizioso incontro di sensibilità caratterizza il duo spagnolo Northwest, formato a Londra dal compositore Ignacio Simón e dalla cantante e artista visuale Mariuca García-Lomas. A differenza del debutto, incentrato in prevalenza su obliqui paesaggi orchestrali, il secondo lavoro del duo valorizza le doti interpretative di Mariuca in cantate fortemente evocative e a tratti persino sognanti, senza rinunciare alla ricerca sonora su un’ampia sezione di archi dal fascino inquieto.

OLGA WOICJECHOWSKA – Infinite Distances
(A Strangely Isolated Place, 2019)
Il secondo lavoro a proprio nome della polistrumentista polacca, altresì artefice del progetto Strië, aggiunge all’impostazione visuale del precedente “Maps And Mazes” (2015), più pronunciati contenuti istintivi. Originariamente connesso ai concetti della memoria e dell’assenza, “Infinite Distances” ne rispecchia l’austera malinconia, attraverso prolungate vibrazioni d’archi e dinamiche di ariosa orchestralità ambientale.

RICHARD YOUNGS & RAÜL REFREE – All Hands Around The Moment
(Soft Abuse, 2019)
Un incontro di sensibilità dai risultati davvero sorprendenti ha visto protagonisti Richard Youngs e Raül Fernandez Miró. Il poliedrico chitarrista e sperimentatore scozzese e il cantautore spagnolo dall’alias Refree, alla prima collaborazione, hanno elaborato sei lunghe canzoni (otto minuti di durata media), caratterizzate da iterazioni armoniche e da un cantato di ieratica introspezione, come sospese in uno stato di incantata trance acustica.

SAARISELKA – The Ground Our Sky
(Thrill Jockey, 2019)
Dopo Date Palms, Marielle V. Jakobsons intraprende una nuova esperienza collaborativa accanto al compositore sperimentale Chuck Johnson. Le risonanze chitarristiche morbidamente stillate da quest’ultimo si uniscono alle tastiere e agli organi della polistrumentista californiana, le cui eteree parti vocali donano ulteriore magia sognante a brani di rilucente sospensione atmosferica. “Ambient Americana” di grande anima e forza immaginifica.

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