BALMORHEA
The Wind
(Deutsche Grammophon, 2021)*

Immateriale, ma potente e trascinante come la musica, il vento è l’elemento al quale, non solo simbolicamente, Rob Lowe e Michael Muller dedicano il settimo album dei loro Balmorhea, nonché primo per la prestigiosa Deutsche Grammophon. Reduci entrambi da esperienze soliste, i due musicisti texani sono tornati a lavorare insieme, quattro anni dopo “Clear Language”, proseguendo in maniera ancora più pronunciata la ricerca di quell’istintiva essenzialità acustico-cameristica che ne aveva reso magici i primi lavori.

La traccia tematica connessa alla forza, ma anche alla fragilità, della natura, discende da letture congiunte di un antico racconto medievale (tratto dagli “Otia Imperialia” di Gervase di Tilbury, letto da Lili Cuzor nei brani di apertura e di chiusura del lavoro) sulle gesta di un santo che realizzò il miracolo del vento in una valle francese e degli appunti di Greta Thunberg durante la sua traversata dell’Atlantico, per la quale a sua volta il vento ha costituito un fattore decisivo. Su questa traccia, applicata alla musica e alla sua eterea potenza evocativa, Love e Muller hanno composto i dodici brani che formano The Wind, registrati nello studio berlinese di Nils Frahm insieme al produttore Jonathan Low, e con la collaborazione di una piccola schiera di musicisti, che ha con ritmiche discrete, archi e fiati ha completato il minimale impianto pianistico-atmosferico del duo.

Seguendo un lucido itinerario narrativo, il lavoro si svolge attraverso compassati intrecci armonici, nei quali il pianoforte dialoga di volta in volta con il clarinetto (“La Vagabonde”) e con corde acustiche arpeggiate (“Landlessness”, “Ne Plus Ultra”), ma anche con l’energia statica di un feedback elettrico (“Night Falls In Your Left”) e con la voce da cantante d’opera di Lisa Morgenstern (“V”) e persino… con se stesso, nei fioriti contrappunti di “Rose In Abstract”, primo duetto pianistico tra Lowe e Muller in quindici anni di attività. La ricerca di soluzioni strumentali che innestano variazioni su un tema portante di delicatezza eterea, che affiora in superficie in particolare nella parte centrale della scaletta, conferisce alla musica dei Balmorhea connotati spaziali estesi come non avveniva dai notturni desertici di “All Is Wild, All Is Silent” (2009), combinando sapientemente composizione contemporanea e contemplazioni ambient-folk.

A differenza di allora, però, il duo texano ha conseguito un risultato straordinariamente suggestivo e coinvolgente non aggiungendo elementi alla propria formula sonora, ma ritrovando l’essenza più intima e poetica di un’ispirazione, appunto, fuggevole e immateriale come il vento; da respirare, finalmente, a pieni polmoni.

*disco della settimana dal 12 al 18 aprile 2021

https://balmorheamusic.com/

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