THEORY OF GHOSTS
EP1
(Faint Horizon, 2023)

Uscita in formato breve, storia lunga.

Esattamente sei anni fa, un album emblematicamente intitolato “Closure” faceva calare il sipario sulla ventennale storia di Piano Magic, senz’altro la creatura musicale più significativa e duratura di Glen Johnson. Si trattava, inevitabilmente, di un momento di radicale cambiamento per l’eclettico artista inglese la cui ispirazione, a giudicare dai suoi (pochi) passi successivi, sembrava attraversare un momento di transizione o comunque di messa in discussione del proprio stesso approccio alla musica.

Non che da allora Johnson se ne sia stato con le mani in mano, avendo pubblicato un lavoro dalle oscure pulsioni dark-wave insieme all’assiduo compagno di viaggio Cédric Pin (“The Burning Skull”, 2018), rispolverato il suo giocoso alter-ego analogico Textile Ranch (“Ombilical”, 2020) e persino dato finalmente il seguito tanto a lungo promesso alle suggestioni synth-pop eighties di Future Conditional con il recente “Isotech” (2022).

Quello che in questi anni ancora mancava era una vera e propria band, un contesto nel quale tornare a sviluppare in maniera organica la sua poetica nostalgica, decadente e sottilmente ironica, sotto forma di canzoni sostenute da chitarre effettate, ritmiche e synth; insomma, una declinazione tutta personale del “rock” secondo Glen Johnson. Quella band, che non a caso prende la denominazione da una delle canzoni di “Disaffected”, oggi è al suo passo d’esordio con un Ep di quattro brani, dal sapore al tempo stesso nuovo e familiare, che attestano in pieno che in Glen Johnson è tornato vivo l’amore per la musica, per le canzoni, per le chitarre e… per Parigi. Proprio da lì prende le mosse la scaletta dell’Ep, con quella “When The Rain Stops” pullulante di romanticismo, strade umide, immancabili spettri, bellezza e sentimento, che già da sola non può mancare di riaprire il cuore di chiunque abbia amato Piano Magic.

Per quanto la scrittura dell’artista inglese sia stata spesso caratterizzata da un’endemica nostalgia e la line-up del terzetto sia completata dal vecchio sodale Franck Alba, oltre che dalle percussioni di Robert Hervais-Adelman, non per questo Theory Of Ghost è rivolto soltanto languidamente al passato, anzi, quando lo fa è soprattutto in chiave (auto-)ironica, come in particolare tra le righe del testo di “Leaves Upon The Breeze”. Tuttavia, spunti di un “blocco dello scrittore” – ormai senz’altro brillantemente superato – si rilevano anche nell’agrodolce lirismo di “Actresses Who Sing”, mentre dei quattro brani in scaletta “Got To Let Some Light Into My Life” è quello più movimentato e “luminoso”, quasi a sugellare il nuovo capitolo aperto dall’Ep.

Nei testi e nei suoni, risultanti da una miscela di chitarre effettate e tastiere dal pronunciato gusto wave di fondo, i quattro brani appaiono il frutto di una poetica matura e quanto mai disincantata, che attraverso la sua naturale eleganza “british” dimostra la ritrovata vena creativa di Glen Johnson, tornato con Theory Of Ghosts in grande spolvero ad esternare istantanee di ricordi, luoghi ed emozioni in una compiuta, ispiratissima forma di canzoni.

https://www.instagram.com/theoryofghosts_band/

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