music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

PIANO MAGIC: un addio appassionato

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Piano Magic: un addio appassionato

Let’s move this rock and seal this cave
(“Closure”, 2017)

Con la pubblicazione del dodicesimo album, emblematicamente intitolato “Closure”, si chiude la ventennale attività di Piano Magic, creatura da sempre legata alla sensibilità umana e artistica di Glen Johnson. Dalle iniziali sperimentazioni analogiche in bassa fedeltà al consolidamento di un’estetica romantica legata alla wave e al pop degli anni Ottanta in una vera e propria band, quella di Piano Magic è stata un’esperienza del tutto singolare, segnata dal carattere schivo e tormentato del suo principale artefice e, in maniera ad essa sostanzialmente consequenziale, da tumultuose ricombinazioni stilistiche, tuttavia sempre risultanti in qualcosa di molto personale e caratterizzato.

Per un artista che ha incentrato gran parte della sua poetica su sentimenti di nostalgia, la conclusione di un’avventura così duratura non poteva che essere essa stessa fonte di ispirazione. Lui stesso racconta: “col tempo, i miei testi sono diventati sempre più autobiografici, presentando temi ricorrenti come cuori spezzati, abbandoni, perdite, isolamento. “Closure” non fa eccezione, è pieno di fantasmi!“. Non si tratta, però, di sensazioni legate in maniera autoreferenziale al lato artistico di Johnson, invece più connesse alla sua sfera personale. “Dalla pubblicazione del precedente “Life Has Not Finished With Me Yet“, nel 2012, ho dovuto affrontare la morte di mio padre e la conclusione della più lunga relazione sentimentale della mia vita. Questi lutti hanno richiesto un processo di catarsi, e il modo migliore che conosca per raggiungerla è scrivere canzoni. Fin dall’inizio, il tema della conclusione, della finitezza, è stato al centro del processo creativo, come uno standard o un’insegna da seguire. Il tema non riguarda la fine della band ma la conclusione di relazioni umane, il che include sensazioni di nostalgia, rimpianto e smarrimento ma allo stesso tempo la speranza e l’idea che in fondo non puoi mai smettere completamente di amare chi hai amato nel corso della tua vita”.

La musica e gli eventi della vita, dunque, tornano a intrecciarsi negli otto intensissimi brani di “Closure”:  “Ho dovuto stabilire in maniera molto ferma alla band, ai nostri fan e – soprattutto – a me stesso che questo sarebbe stato il nostro ultimo album e che la storia di Piano Magic sarebbe terminata il 20 gennaio 2017, esattamente vent’anni dopo la prima esibizione dal vivo“.
Ma questo non vorrà dire l’interruzione del legame simbiotico di Glen Johnson con la musica: “Ho bisogno di andare avanti, dal punto di vista personale e creativo“. Non a caso il suo sguardo è già rivolto a nuovi progetti, a un lavoro da ultimare insieme a Cédric Pin, a sua volta in passato componente di Piano Magic, a un album solista che segua “Details Not Recorded” (2009), oltre che alla cura dell’etichetta Second Language.

Volgendo lo sguardo ai vent’anni di Piano Magic, resta limpido il profilo di una band diventata “di culto” senza volerlo, le cui grandi potenzialità di emergere si sono forse scontrate con la ritrosia ad apparire di Glen Johnson e con un mercato discografico sempre più difficile: “abbiamo avuto seri problemi con etichette che lavoravano in maniera molto poco professionale. Ogni pressione e ogni fraintendimento è cessato quando ho contribuito alla creazione di Second Language, perché da allora non dovevamo piacere a nessun altro che a noi stessi e tutte le questioni economiche riguardavano soltanto le nostre tasche“.

Il disappunto è evidente ripensando alla breve esperienza con 4AD, che nel 2002 pubblicò “Writers Without Homes” (“saremmo voluti essere sulla 4AD del 1987, non su quella del 2001“) e si trasforma in generalizzata considerazione tranchant: “tristemente, secondo la mia esperienza, il settore indipendente è persino più corrotto rispetto a quello major“.
Ciononostante, di Piano Magic resta un’eredità musicale ampia e composita, ma soprattutto di sentimento e passione percepita da una solida base di appassionati. “Non possiamo prenderci in giro dicendo di essere stati innovatori musicali, né tanto meno particolarmente di successo. Non abbiamo mai venduto tantissimo, nonostante il nostro livello di vendite sia rimasto sostanzialmente costante dal 2002 in poi. Posso sperare che, come molte delle mie band preferite (The Go-Betweens, Disco Inferno, Felt, etc), potremo essere più apprezzati dopo la nostra fine. Dubito che potrà mai esserci un particolare ulteriore interesse nella nostra musica, anche se penso che sempre più persone potranno via via scoprirla. Speriamo che lo faccia al più presto Adele, realizzando una cover di “Incurable”!“.

La natura di progetto sempre aperto alle collaborazioni lascia legata ai dischi Piano Magic la memoria di ospiti d’eccezione quali Alan Sparhawk dei Low, John Grant e Vashti Bunyan, della quale proprio alla band si deve il ritorno sulle scene dopo ben trent’anni di silenzio. Ciascuno di loro si è pienamente integrato con l’estetica mutevole, l’endemica nostalgia e la sottile ironia tutta inglese delle canzoni di Glen Johnson, esaltate dagli “straordinari musicisti e cantanti con i quali ho avuto la fortuna di lavorare, tra tutti i fantastici Jerome Tcherneyan (percussioni), Franck Alba (chitarra) e Alasdair Steer (basso).  E non può mancare una menzione speciale per Angéle David-Guillou, non solo voce suprema di Piano Magic ma, in molti casi, la sua musa e guida. Sono sempre stato considerato il principale motore della band, ma è stata la combinazione di tutte queste persone a fare di Piano Magic ciò che è stato”.

Di Piano Magic resteranno soprattutto le tante canzoni uniche, dirette, piene di sentimenti in maniera disarmante. “Non abbiamo mai avuto “hit” né fatto dischi straordinari dall’inizio alla fine, eppure penso che, di tanto in tanto, abbiamo scritto canzoni capaci di andare dritte al cuore. E quello, da solo, è il traguardo più gratificante che potessi raggiungere”.  

I am a photograph in your satchel, between a paperback and cigarettes
(“No Closure”, 2002)

(pubblicato su Rockerilla n. 437, gennaio 2017 – photo: John Barrett)

http://www.piano-magic.co.uk/

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Questa voce è stata pubblicata il 20 gennaio 2017 da in articoli con tag , , , , .
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