FUTURE CONDITIONAL
Isotech
(Second Language, 2022)*

Dopo innumerevoli rinvii e ben quindici anni da “We Don’t Just Disappear”, è finalmente arrivato il momento del secondo album di Future Conditional, progetto nel quale Glen Johnson e Cédric Pin danno libero sfogo alla loro passione per l’electro-pop e le sonorità sintetiche degli anni Ottanta.

Benché l’informazione sia corretta, non si può superficialmente ridurre “Isotech” alla semplice sintesi sopra riportata, poiché come sempre avviene per l’artista inglese (nella sua ventennale esperienza di Piano Magic e non solo), le sue produzioni si rivelano mai banali e anzi dense di significati, tanto personali quanto derivati dalla sua osservazione delle mutazioni della realtà concreta ed emotiva a lui circostante. Non sola estetica ostentatamente fuori dal tempo anima infatti i nove brani che formano il lavoro, frutto ancora una volta di una serie di diverse collaborazioni e di un approccio analitico e spiccatamente emotivo che nei suoni in apparenza algidi di un’antica tecnologia analogica trova – per evidente e quasi paradossale contrasto – il proprio ideale veicolo di espressione.

Peraltro, accanto a un incipit che, per suoni e temi, più cold-wave non potrebbe essere (“Cold Love”), alla giocosa computer music di “Indexed To Impulse” e di “Dumbstruck” e alla spettrale ebrezza da dancefloor di “Two Sugars”, “Isotech” rivela ben presto caratteri da sempre connaturati alla poetica di Glen Johnson, a cominciare da una scrittura pop intrisa di decadente romanticismo che si manifesta ancora una volta in sonorità ricercate, non del tutto sovrastate dalla patina sintetica che pure costituisce il tema portante di Future Conditional. Merito senz’altro di collaboratori d’eccezione quali Bobby Wratten e Beth Arzy (Trembling Blue Stars, Lightning In A Twilight Hour) e Amanda Butterworth (Mücha), le cui voci completano rispettivamente due brani a testa tra quelli maggiormente orientati a strutture di canzoni, dense di lirismo nostalgico e – nel caso di “Doubts Even Here” – frutto di una combinazione di chitarre e tastiere dal marcato gusto wave. Eppure, nelle pieghe di quasi tutti i propri brani, “Isotech” rivela connessioni evidenti (e per certi versi inevitabili) con il periodo di Piano Magic, dalle risonanze “trans-europee” della title track che rimanda a “Disaffected” (2005), al rilucente loop di di “Stephen”, che pare quasi un sample dalla coeva “This Heart Machinery” (“Open Cast Heart” EP).

Ancora una volta, sotto forme diverse, Johnson e Pin dimostrano di saper ricavare dalla freddezza delle macchine contenuti pulsanti di sentimento, condensati in brani che trascendono tempi, formati espressivi e steccati sonori, tanto da trovare in “Isotech” la perfetta formula electro-pop per chi abitualmente non ama l’electro-pop.

*disco della settimana dal 26 settembre al 2 ottobre 2022

http://www.secondlanguagemusic.com/

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