music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

intervista: SOUND AWAKENER

La vietnamita Nguyễn Hồng Nhung, da poco conosciuta a livello internazionale sotto l’alias Sound Awakener racconta dei propri inizi musicali, offrendo uno sguardo sulla sperimentazione a tutto tondo dal suo particolare punto di osservazione.

sound_awakener1

Innanzitutto, non posso fare a meno di chiederti qualcosa a proposito del tuo Paese di provenienza e della sua influenza sul tuo modo di fare musica.
Vivo ad Hanoi, la capitale del Vietnam, che oggi è una città moderna, caotica e rumorosa, il che aiuta molto la mia esplorazione sonora, visto che registro un’enorme mole di suoni della città e li manipolo. Mi sento molto legata al paesaggio urbano della mia città, per me Hanoi è un luogo ideale per creare musica sperimentale.
Comunque attualmente tendo a non aggiungere elementi vietnamiti tradizionali ai miei brani, eppure la loro bellezza semplice e misteriosa risuona in qualche modo nelle mie tracce ambient-drone.

Ammetto di non conoscere moltissimi artisti del sud-est asiatico, tranne alcune band indie-pop/shoegaze filippine o indonesiane: come viene vissuta e prodotta la musica in quelle zona? C’è la possibilità che si crei una qualche scena sperimentale?
Ovviamente la musica pop è quella più in vista. Ma molti Paesi del sud-est asiatico possiedono già una vera e propria scena sperimentale (cfr.: http://syrphe.com/african&asian_database.htm).
Quella vietnamita in particolare è ancora piuttosto limitata, più piccola di quelle di Paesi come Thailandia, Indonesia e Singapore. La maggior parte degli artisti vive ad Hanoi e suona in locali come Hanoi Rock City, CAMA ATK o Manzi. Molti sperimentatori vietnamiti hanno ricevuto il supporto di organizzazioni straniere interessate allo scambio culturale, come ad esempio il Goethe Institut, per presentare i loro progetti e realizzare performance all’estero. Di recente ho collaborato con un musicista sperimentale di qui, Vu Nhat Tan, e insieme abbiamo formato un duo che si chiama Hanoise.
Esiste un’organizzazione no-profit, The Onion Cellar, che si occupa di organizzare proiezioni di film e spettacoli underground, tra i quali anche alcuni di musica sperimentale. A marzo hanno organizzato i concerti di thisquietarmy, del mio progetto Sound Awakener e di Glitter Troff. Inoltre, ogni anno ci sono due festival di musica elettronica – Hanoi Sound Stuff Festival e Sonic Moon Festival che dedicano una serata all’elettronica sperimentale. Tra il 2009 e il 2013 si è svolto anche un festival dedicato esclusivamente alla sperimentazione, l’Hanoi New Music Festival.
Attualmente in Vietnam non ci sono scuole di musica che insegnino tecniche sperimentali, ma esiste un centro di formazione chiamato Domdom, fondato dal compositore Kim Ngoc, dedicato all’improvvisazione sperimentale.
Chi volesse osservare più da vicino la scena musicale di Hanoi può vedere il film dal titolo “Hanoise”, girato dal regista indipendente francese Vincent Moon due anni fa, nel quale comunque io non compaio: https://www.youtube.com/watch?v=RiBE3aLrotw.

Come hai cominciato a fare musica? Hai avuto una qualche formazione musicale?
Ho preso lezioni di pianoforte dal 2002 al 2007. Alla fine del 2007 ho scoperto la sperimentazione e nel 2009 ho cominciato un percorso da autodidatta nell’improvvisazione e nella composizione, che considero come un ritorno al mio potenziale, al mio istinto e consapevolezza naturale. Infine, nel 2011 ho intrapreso il progetto Sound Awakener, cominciando a produrre i miei brani. L’inizio è stato molto complicato, perché non conoscevo nulla della registrazione, della manipolazione del suono e del missaggio, per cui ho imparato tutto da sola, creando un mio personale metodo di registrazione. È stato un percorso molto calmo e graduale, tanto che fino alla fine dello scorso anno nessuna delle persone accanto a me sapevano che stessi lavorando a musica sperimentale. Ho trascorso molto tempo concentrandomi su ogni singolo dettaglio della mia musica, a tal punto che la mia vita personale coincideva con la mia vita musicale. Questo processo ha richiesto tantissima pazienza e per portarlo a compimento ho evitato qualsiasi cosa potesse mettermi fretta; ho lasciato il suono fluire libero piuttosto che spingerlo verso di me. Quando, nell’estate del 2014, ho pubblicato il mio primo lavoro “Shape Of Illusion” su Bandcamp, lo avevo ultimato già mesi prima. Ho cominciato ad affacciarmi sulla scena sperimentale locale a inizio del 2015, ma per gli altri artisti del posto c’è voluto un po’ per capire chi fossi, perché su internet Sound Awakener era già conosciuto come un progetto musicale vietnamita prima che gli artisti a me più vicini scoprissero cosa stavo facendo. Quello che mi ha condotto alla creazione musicale è stato un processo complicato, nel quale ho però cercato di fare del mio meglio, imparando a fidarmi delle mie intuizioni e della mia personale visione musicale.

Come ti piacerebbe che la tua musica fosse percepita da chi la ascolta?
Ritengo che gli ascoltatori abbiano bisogno soltanto di aprire lentamente le loro menti e rilassarsi, come faccio io quando creo la mia musica. Anche se nella realizzazione dei brani sono presenti numerose idee concettuali, non c’è bisogno di cercarle, basta che ci sia avvicini al risultato con mente libera.

In qualità di ascoltatrice, che tipo di musica preferisci?
Ascolto qualsiasi cosa mi piaccia – musica classica, jazz, metal, rock, pop, musica tradizionale (non solo vietnamita), world music, musica elettronica e ovviamente sperimentale.

I tuoi lavori come Sound Awakener sono abbastanza diversi tra loro, inoltre hai da poco cominciato a pubblicare musica sotto il tuo nome proprio: conosci già dall’inizio del processo compositivo di un brano la sua finalità e il progetto al quale sarà destinato?
L’istinto di Sound Awakener è quello di un mondo sonoro oscuro e astratto. A volte è tranquillo, a volte rumoroso, a volte misterioso, ma è sempre ampio e intuitivo. Nessuno dei lavori che ho pubblicato finora si assomiglia. La stessa denominazione Sound Awakener ha tratto origine dalla mia vita interiore e dalla mia esperienza mentale ed è in qualche modo legata al mio lato più introverso. Sound Awakener è incentrato sulla consapevolezza piuttosto che sull’emozione e la sua principale fonte di ispirazione è la natura. L’elemento umano non riveste un ruolo centrale nei suoi paesaggi sonori, ma rappresenta soltanto uno dei frammenti che li compongono. La musica di Sound Awakener è qualcosa di abbastanza prossimo al tempo stesso a elettro-acustica, noise e industrial, anche se non amo racchiudere la mia musica in un genere.
Ho poi composto brani non sperimentali dal 2011-2012, fermandomi per poi dedicarmi al progetto Sound Awakener. Li ho raccolti da poco sulla mia seconda pagina Bandcamp a nome Nhung Nguyen, semplicemente perché non potevo immaginare una denominazione più adatta. Il mio nome è più che sufficiente per quei brani, che sono il frutto di un processo quasi del tutto antitetico rispetto a Sound Awakener, perché sono più legati alle emozioni umane e alla vita quotidiana. Il loro sound è più melodico e cinematico, meno caotico.

Qual è la tua condizione ideale per comporre? Che ruolo giocano sulla tua ispirazione luoghi, condizioni atmosferiche e sentimenti?
Per me non esiste una sola condizione ideale. Ho lavorato per anni in una situazione molto modesta. Mi sento molto legata alla natura, che rappresenta la mia principale ispirazione: adoro osservare paesaggi, sia familiari che inconsueti, amo viaggiare in luoghi nuovi e registrare i loro suoni, mentre il tempo e i sentimenti non mi influenzano molto.

Hai da poco pubblicato un disco insieme a David Teboul (Linear Bells), “Belonging To The Infinity“: come sei entrata in contatto con lui? Come hai vissuto l’esperienza collaborativa?
Alla fine del 2014 ho scritto alcuni post del mio blog sulle produzioni di Soft Recordings, l’etichetta di David. Lui li ha apprezzati e ha cominciato a interessarsi a sua volta alla mia musica. A un certo punto mi ha mandato un messaggio su Facebook che suonava più o meno così: “proviamo a fare una cosa: sto preparando un disco per l’etichetta Assembly Field, per cui ho tempo per le sperimentazioni…mandami un po’ di suoni e vediamo che succede”. Così è cominciata la nostra collaborazione: gli ho inviato il pezzo drone “In The Cage” e lui vi ha aggiunto dei field recordings e alla fine il brano che ne è venuto fuori è stato incluso nell’album di Linear Bells “Insides“, pubblicato appunto su Assembly Field. Subito dopo abbiamo cominciato a lavorare a “Belonging To The Infinity”: David si è occupato della maggioranza delle parti ambient-drone, mentre io ho creato numerose texture basate sulla manipolazione del suono e sulla registrazione di strumenti e oggetti appositamente il disco. Abbiamo due retroterra artistici diversi, due mentalità diverse e due tipi di suono diversi, quindi “Belonging To The Infinity” rappresenta una nuova direzione per entrambi e ho apprezzato molto sia l’esperienza collaborativa che il risultato finale dei brani.

sound_awakener2Hai destinato la musica di “September Traveler” a un’esposizione fotografica: cosa pensi del profilo visuale della tua musica?
Ho creato la musica di “September Traveler” molto prima di conoscere Irene Cruz, il che significa che quei brani sono il frutto soltanto delle mie idee, indipendentemente dalla connessione con le sue fotografie. Ma quando ho visto tutte le fotografie di Irene ho riconosciuto una forte relazione tra i miei suoni e le sue immagini dal mood morbido, freddo e sognante.
Ammetto di avere alcune immagini ben chiare nella mia mente mentre compongo alcuni brani, ma il più delle volte non ci penso particolarmente. Sto cominciando ad abituarmi al fatto che chi ascolta la mia musica vi ravvisi un aspetto visuale e forse anch’io dovrei cominciare ad esplorarlo in maniera più approfondita.

C’è qualche altro artista con il quale ti piacerebbe collaborare?
Fammi pensare… hmmmm. Per primi, i Northumbria: i loro brani drone-metal mi piacciono moltissimo e in particolare ho apprezzato il loro ultimo disco “Helluland”. Poi, Cinchel, perché il suo approccio minimale mi piace molto. E poi molti altri, ma non riesco a pensare a tutti adesso.

Come molti altri artisti sperimentali, pubblichi molti lavori: in generale, ritieni che il fatto che molti artisti elettronici e sperimentali siano molto prolifici significhi che la loro musica è più “facile” da realizzare rispetto, ad esempio, alle canzoni?
Sinceramente, almeno per me, non è affatto così. Per esempio, per completare il mio lavoro noise “Be Whole” ho impiegato ben tre anni, più o meno il tempo che solitamente richiede un disco di canzoni. Non riesco a pubblicare immediatamente la musica che creo, a differenza di quanto pensano alcuni miei amici che affermano di poter registrare un Ep in uno o due giorni e pubblicarlo subito.
La mia apparente prolificità dipende dal fatto che non sto mai ferma. Se non mi sento in grado di poter ultimare un lavoro in un certo momento, mi dedicherò a un altro e a un altro ancora. Quando creo la mia musica voglio che tutto suoni al meglio; non si tratta di un processo facile e, anche se non mi ritengo una perfezionista, cerco di essere sempre onesta e meticolosa.

Non sei soltanto una musicista, ma gestisci anche un blog musicale: quale nesso sussiste tra questi due lati della tua personalità?
Da ascoltrice, mi piace scoprire nuova musica a scriverne, mentre come musicista desidero entrare in contatto con altri artisti. Entrambe le cose mi divertono molto.

Cosa pensi del modo in cui la musica si diffonde attraverso la rete? Ritieni possa essere d’aiuto per artisti indipendenti come te?
Credo che si tratti di qualcosa di naturale in questa nostra era digitale. Internet è uno strumento importante e di grande aiuto per permettere agli artisti indipendenti di presentare la propria musica, anche se presenta senz’altro anche degli aspetti negativi.

Con tutta la musica in circolazione, pensi che valga ancora la pena continuare a scrivere musica?
La consapevolezza di essere viva insieme a tutti i suoni esistenti al mondo per me è già uno stimolo sufficiente per continuare a fare musica.

Infine, cosa ci si può aspettare da te in futuro e cosa ti aspetti tu dalla musica?
Ho appena finito un disco ambient in collaborazione con Gallery Six, per il quale siamo in attesa del mastering. E poi ho già a buon punto altri dischi solisti e collaborazioni.
Essere viva insieme alla musica è per me la più grande soddisfazione, quindi non mi aspetto nulla più di questo.

(interview in English)

http://soundawakener.com/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 17 luglio 2015 da in interviste con tag , , , , , .
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: