music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

federico_durand_a_traves_del_espejoFEDERICO DURAND – A través del espejo
(12k, 2016)*

I diari sonori di viaggio di Federico Durand, dopo aver avuto per oggetto luoghi fisici (“El libro de los árboles mágicos”, “El Estanque Esmeralda”) e trasceso gli orizzonti temporali della memoria (“Música para Manuel”), attraversano ora i confini immaginari della fantasia e insieme quelli organici delle particelle sospese nell’aria attraversata da luci e forme rifratte.
Come da titolo, “A través del espejo” nasce infatti dal vagheggiamento di attraversare la superficie di uno specchio e dalla parallela fascinazione da parte dell’artista argentino per il loop di immagini prodotto dalla collocazione di due specchi uno di fronte all’altro.

Il viaggio “attraverso lo specchio” è condotto da Durand con la consueta delicatezza minimale incentrata su stille acustiche, field recordings e micro-suoni assortiti, giustapposti a creare minute iterazioni armoniche, sospese in un’ambience granulosa, che ben rappresenta la suggestione dalla quale l’album è scaturito. Nonostante la sua idea di base, anzi proprio in ragione della stessa, “A través del espejo” è tutt’altro che un lavoro piatto o uniforme, in quanto Durand utilizza gli specchi non in maniera autoreferenziale ma appunto come semplici mezzi per riflettere immagini dotate di propria autonoma identità. Le immagini, dunque, sono nuovamente protagoniste della sua ricerca concettuale e sonora, anche se nell’occasione catturate e proiettate verso uno spazio fisico e mentale in(de)finito.

Seguendo questo processo, prendono forma esili rifrazioni armoniche, generata da meccanismi come quelli di delicati carillon, incentrati su rilucenti vibrazioni acustiche (“Mirador en la montaña (Viewpoint In The Mountain)”, “Linternas junto a la laguna (Lanterns Beside The Lake)”) o su cadenzate note pianistiche (“El jardín encantado (The Enchanted Garden)”). Nell’universo elettro-acustico di Durand suoni reali e prodotti da fonti analogiche si combinano in molecole aleggianti in ambienti ovattati e sognanti (“Canción de la Vía Láctea (Milky Way Song)”) o scorrono su binari paralleli, instillando iterazioni che ancora una volta scandagliano la memoria attraverso i diversi mezzi di dolci narcolessie (“Recuerdos en Super 8 (Memories On Super 8)”) e di istantanee di voci cristallizzate in un altrove spazio-temporale (“Hora de dormir (Time To Sleep)”).

Solo i pulviscolari detriti atmosferici in dissolvenza della conclusiva title track rivelano che, in fondo, si è trattato di visioni originate da sogni o da semplici artifici fisici, quelli appunto di un gioco di specchi, una magia semplice, affascinante e dispensatrice di infiniti dettagli, metafora perfetta per l’impressionistica sensibilità sonora di Federico Durand.

*disco della settimana dall’11 al 17 gennaio 2016

http://federicodurand.blogspot.com/

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