music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

francesco_giannico_deepnessFRANCESCO GIANNICO – Deepness
(Manyfeetunderconcrete, 2017)

Benché nel frattempo Francesco Giannico non abbia mai interrotto le sue personalissime ricerche applicate alla natura del suono, proseguite attraverso una serie di eterogenee collaborazioni, era da “Metrophony” (2014) che queste non si traducevano in un organico lavoro solista. Se in quell’occasione le esplorazioni del sound artist pugliese avevano avuto quale terreno di elezione la concreta realtà metropolitana, ben più astratto e impalpabile è il contesto che ha presieduto alla realizzazione di “Deepness”.

Come da titolo, il lavoro tratta infatti delle profondità marina, seguendo quell’immaginario immersivo proprio di molte opere ambientali, tuttavia declinato a partire da una serie di samples raccolti in varie parti del mondo, su una richiesta dello stesso Giannico, da parte di affini ricercatori sonori e di semplici appassionati. Quei frammenti, inevitabilmente manipolati e calati in una più ampia dimensione compositiva, costituiscono lo scheletro delle sei tracce che formano “Deepness”, affresco sonoro quanto mai vario e per certi versi sorprendente se comparato con le abituali tecniche di soundscaping.
In questo caso, infatti, le frequenze naturali non costituiscono la sola premessa dell’opera, né ne esauriscono il contenuto, bensì si saldano in maniera indissolubile a strati sonori parimenti costituiti da effetti elettronici e minute stille acustiche.

Ben lungi dalla rappresentazione passiva dell’ambiente naturale, i brani di “Deepness” presentano rilevanti contenuti dinamici, evidenziati in particolare nelle vibrazioni che solcano la ruvida superficie dell’iniziale “Too”, via via diluite in di modulazioni moderatamente sature (“Much”) e poi sempre più impalpabili. La consistenza inevitabilmente liquida delle suggestioni evocate trova tuttavia nel corso del lavoro pregevoli rifiniture compositive, sfociando gradualmente in una peculiare ambience orchestrale, ricamata da esili detriti sonori e miniature armoniche del tutto integrate con un flusso vivido e mutevole, non alieno persino da un certo romanticismo cinematico in brani quali “Deep” e “I Can’t”, che del soundscaping ambientale rende un’interpretazione pienamente compenetrata all’elemento rappresentato e, come tale, davvero lucida e coinvolgente come non mai.

http://www.francescogiannico.com/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: