music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

high_plains_cinderlandHIGH PLAINS – Cinderland
(Kranky, 2017)*

Quando pratica ambientale e strumentazione acustica si incontrano, sullo sfondo di un paesaggio naturale incontaminato, è facile che ne scaturiscano piccole meraviglie di intensità romantica e suggestioni cinematiche.

L’incontro che ha presieduto a “Cinderland” è avvenuto nella zona dei grandi parchi naturali canadesi, dove si sono casualmente trovati a trascorrere in contemporanea un periodo di residenza artistica Scott Morgan (Loscil) e il violoncellista Mark Bridges; ne è scaturita un’intesa spontanea e dunque una collaborazione già concretizzatasi nella partecipazione di Bridges ad alcuni lavori recenti del musicista di Vancouver e, adesso, in un vero e proprio progetto condiviso sotto la denominazione High Plains.
Le nove concise tracce del lavoro che segna il debutto del duo trovano appunto le loro radici nell’esperienza dei due artisti tra le boscose montagne dell’Alberta, i cui field recordings ne costituiscono substrato fondamentale, insieme al violoncello, al pianoforte e a misurate lavorazioni elettroniche del suono così raccolto o prodotto.

Per Morgan non è certo una novità ricercare nel paesaggio e nelle condizioni atmosferiche fonti di ispirazione per i propri dischi, tuttavia nel caso di “Cinderland” quelle componenti non restano soltanto sullo sfondo del risultato finale, arrivando invece a impregnare di sé le sensazioni che promanano da quasi tutti i brani. Il loro impianto, che si discosta in maniera decisa dai linguaggi ambient-dub di Loscil, risente infatti in maniera pronunciata del contesto realizzativo, non tanto dal punto di vista strettamente sonoro quanto soprattutto da quello delle sensazioni evocate dai luoghi nei quali il lavoro ha preso forma.

Un senso di malinconica limitatezza umana di fronte alle dimensioni e alle dinamiche inattingibili della natura domina infatti l’intero “Cinderland”, amplificato dalle risuonanti vibrazioni del violoncello di Bridges, prolungate a creare una densa ambience acustica, spesso appena cadenzata da minute stille pianistiche ovvero sospesa in modulazioni quasi impalpabili. Un unico breve apice distorto (il minuto finale di “A White Truck”) increspa il mood profondamente riflessivo del lavoro, che oscilla tra narcolettici addensamenti atmosferici e austeri spunti da camera, punto di approdo immaginifico e persino romantico di un panismo creativo nel quale finiscono per confondersi strumenti e linguaggi, dando luogo a una meditativa interiorizzazione del paesaggio.

*disco della settimana dal 6 al 12 marzo 2017

https://www.facebook.com/highplainsss/

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