music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

EMMA GATRILL – Cocoon
(Flau, 2017)* 

L’innata propensione alla ricerca ha portato Emma Gatrill molto lontano dai sicuri approdi del Willkommen Collective nel quale affondano le sue radici artistiche; seguendo orme già tracciate dalla collega Rachael Dadd, la polistrumentista di Brighton pubblica il suo secondo disco in Giappone, quasi cinque anni dopo il debutto “Chapter One”. Nel frattempo, la Gatrill non ha mai smesso di assorbire esperienze e suggestioni musicali, veicolate da numerose collaborazioni interne ed esterne al collettivo.

Il risultato di un itinerario personale fatto di centinaia di concerti e dell’applicazione a strumenti sempre diversi, dalla sua inseparabile arpa al clarinetto, alle ritmiche, trova sintesi nelle dieci canzoni di “Cocoon”, parimenti animate dall’incanto atemporale di cantate sulle corde dell’arpa e da un’attenzione per gli aspetti dinamici delle sue composizioni, nelle quali compaiono adesso anche battiti giocosi, perfettamente saldati con i delicati arabeschi di fiati e corde.
Il lavoro si presenta come una galleria di bozzetti al tempo stesso delicati e vivaci, che muove dall’avvolgente ballata d’apertura “Skin”, palesando affinità elettive con la collega Kristin McClement, con la quale non a caso la Gatrill ha collaborato, per poi dipanarsi in una varietà di rivoli armonici e stille acustiche variamente incastrate tra loro.

La struttura mutevole dei brani, che spesso paiono letteralmente costruirsi mentre li si ascolta permette all’artista inglese di utilizzare la propria voce come un ulteriore strumento, che riempie gli interstizi tra le note e le vibrazioni ritmiche apportate da un altro membro del collettivo, Marcus Hamblett. L’estensione vocale della Gatrill si è infatti notevolmente ampliata rispetto al debutto, tanto da consentire estensioni teatrali, che ne proiettano la gentilezza rinascimentale condensata in brani quali “Wild Waters”, “You” o “Eliza Harora” verso palcoscenici da musical degni di una Shara Worden (“Philomela”).

Anche quando le componenti ritmiche prendono il sopravvento (“Odd Ones Out” e, in parte, la stessa title track), permangono tuttavia funzionali allo sfaccettato approccio dell’artista inglese che, nota dopo nota, vocalizzo dopo vocalizzo, costruisce miniature dalle ricche texture armoniche, pennellando un lavoro decisamente fuori dagli schemi abituali dell’indie-folk di questi anni, risultante dall’intreccio di una serie di filigrane esili, preziose, incantate.

*disco della settimana dal 20 al 26 marzo 2017

http://www.emmagatrill.com/

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