music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

BEACH FOSSILS – Somersault
(Bayonet, 2017)*

Esistono vie di affrancamento dai cliché della nostalgia wave: Dustin Payseur ha trovato la sua in un periodo di silenzio creativo durato quattro anni (tanti sono trascorsi dal secondo album dei suoi Beach Fossils, “Clash The Truth“), nel corso dei quali ha simbolicamente lasciato la casa-madre Captured Tracks, fondando un’ etichetta propria insieme alla moglie Kate Garcia, discostandosi nel contempo in maniera tanto graduale quanto decisa da quell’estetica eighties oggetto dapprima di una gradevole riscoperta da parte di band quali Wild Nothing, Minks e Craft Spells, ma ben presto diventata sovrastruttura di limitante scontatezza.

Payseur ricomincia invece dall’essenza più autentica del pop nei dodici brani del nuovo “Somersault”, disco per certi versi sorprendente per chi ne ha finora seguito la produzione e non a caso il primo risultante da una più profonda condivisione – anche a livello di songwriting – con gli altri membri della band, Jack Doyle Smith e Tommy Davidson. A ciò corrisponde un suono immediatamente percepibile nella sua rinnovata fluidità, che viaggia di pari passo con una scrittura pop matura e con una sensibilità nella ricerca di soluzioni d’arrangiamento che includono adesso archi, strumenti acustici e linee ritmiche dalle pulsazioni sfumate.

L’impatto dei brani del terzetto si presenta dunque generalmente arrotondato, ma non per questo ne viene depotenziato il contenuto melodico, anzi enfatizzato dalla liquida combinazione di chitarre e tastiere, i cui languori sognanti sono innervati da una vivace vena pop.
Pur permanendo cadenze dalle reminiscenze wave (ad esempio nelle ritmiche di “Saint Ivy”, comunque sfumate dagli archi), per ampi tratti il lavoro dimostra una freschezza paragonabile a quella negli ultimi tempi smarrita dai Real Estate (“This Year”, “Closer Everywhere”, “Down The Line”). Menzione speciale per la delizia indie-pop “Tangerine”, impreziosita dal cammeo vocale di Rachel Goswell, e per la brevissima “Rise”, l’altro brano realizzato insieme a un ospite, nell’occasione davvero imprevedibile visto che si tratta del rapper Cities Aviv, i cui caldi accenti soul si dimostrano tuttavia non incompatibili con gli ovattati riverberi e gli inserti di sax che vi fungono da base.

Persino in una divagazione così distante dal loro rinnovato canovaccio, i Beach Fossils non smarriscono il tocco lieve e trasognato che ne connota “Somersault” come un album lieve e scorrevole, come la (ri)scoperta, dopo prolungate brume wave, di una dolce primavera pop.

*disco della settimana dal 29 maggio al 4 giugno 2017

http://www.beachfossils.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 29 maggio 2017 da in recensioni 2017 con tag , , , , , , , , .
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