music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

NILS FRAHM – All Melody
(Erased Tapes, 2018)

Assume ormai le sembianze di un evento, la pubblicazione di un nuovo album da parte di Nils Frahm, vista la considerazione della quale gode l’artista tedesco nelle vesti non solo di compositore, ma anche e soprattutto di produttore e collaboratore di una grande mole di uscite, di natura non soltanto neoclassico-sperimentale. Ciò vale a maggior ragione in quanto un suo organico lavoro solista – se si eccettuano le improvvisazioni di “Solo” (2015) – manca di fatto dagli oltre quattro anni trascorsi da “Spaces” (2013).

Da allora è mutata in maniera significativa la percezione diffusa del minimalismo applicato al pianoforte, che ha acquisito estimatori sempre più numerosi, e con essa la stessa temperie creativa dei suoi interpreti, molti dei quali volti a un progressivo ampliamento di linguaggi sonori e tecniche compositive. In questa temperie si inserisce appunto la voce autorevole di Frahm, con un album articolato e per certi versi spiazzante, il cui stesso titolo suona già come un manifesto, un punto sullo stato di un’arte ormai non più minore o recessive, nemmeno all’interno del microcosmo indipendente. “All Melody” consta di dodici densi brani, la cui durata complessiva sfiora i settantacinque minuti, che da un lato pongono appunto la melodia quale fulcro compositivo di un artista che in passato aveva ricercato l’essenza del suono decostruendone le strutture, e dall’altro ne amplificano il paradigma fino a travalicare confini strumentali e stilistici.

Benché non possa mancare, ovviamente, il pianoforte a fare da guida a numerosi dei brani di Frahm, non solo in “All Melody” l’artista tedesco si concentra a ricavarne filiere armoniche piuttosto che timbriche disarticolare, ma soprattutto vi accosta senza sosta una strumentazione decisamente più ampia, comprendente organi, synth, ritmiche e persino la voce umana. Potrebbero infatti spiazzare la lunga teoria di impulsi di “Sunson” e le dinamiche sincopate della stessa title track, entrambe svolte per il corso di oltre nove minuti, al pari della coralità orchestrale dagli accenti folk dell’elegiaca “Human Range”, ma in realtà tutto il lavoro vive di una continua inversione di piani tra linguaggi e strumenti, con synth che suonano come organi analogici e viceversa, organi a canne che suonano come drum machine che si trasformano in una sezione di fiati.

Anche quando assurge a principale protagonista, il pianoforte rimane così solo una tra le mille voci che contribuiscono a formale l’inconsueto alfabeto di “All Melody”, nel quale l’interesse di Frahm per gli spazi sonori diventa premessa per la definizione attraverso il suono di uno spazio che mette in discussione coordinate espressive abituali, costruendo laddove prima erano fonemi sparsi il lessico compiuto di una rinnovata definizione melodica.

http://www.nilsfrahm.com/

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