music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

JACK HAYTER – Abbey Wood
(Gare du Nord, 2018)*

C’è qualcosa di tipicamente inglese nella ricerca di luoghi e di storie avvolte dai contorni di un’eleganza inquieta e decadente, che sia quella di villaggi abbandonati o antichi palazzi che è fin troppo facile immaginare popolati da spettri. Il gusto per il recupero di simili racconti si traduce spesso dischi assistiti da un’indole, a sua volta, radicata nel classico folk inglese, propria soprattutto di artisti maturi, che hanno attraversato esperienze diverse.

Non si può fare a meno di pensare a una perfetta sintesi musicale e narrativa tra tali premesse di fronte alle canzoni di “Abbey Wood”, primo lavoro solista negli ultimi quindici anni di Jack Hayter, già polistrumentista degli Hefner e membro fondatore di Dollboy. Le storie di “Abbey Wood” rimandano a quella di un istituto per minori situato nel centro di Londra, nel cui edificio abbandonato Hayter ha vissuto per un breve periodo poco prima della sua demolizione, e raccontano anche delle trasformazioni alle quali sono soggetti i moderni spazi urbani. Dunque, benché il lavoro non contempli magiche ambientazioni rurali, il suo contenuto non è affatto meno avvolto da un’aura incantata, che attraverso i suoni e l’aspro timbro vocale di Hayter torna appunto a materializzare in forma spettrale storie e luoghi che possono vivere in memorie individuali e condivise.

L’affinità tematica di “Abbey Wood” con i lavori di artisti con i quali non a caso Hayter ha collaborato, Darren Hayman e Oliver Cherer, ricorre anche nelle strutture delle sue canzoni, improntate a un’essenzialità folk classica, innervata di un lirismo dai tratti visionari, e completate da misurate rifiniture d’arrangiamento, alle quali contribuisce in maniera significativa lo stesso Cherer insieme, tra gli altri, a Ralegh Long. Ne è risultata una galleria di lievi bozzetti acustici, i contenuti dei cui racconti possono probabilmente essere colti soltanto in parte da chi non possiede una diretta conoscenza delle storie narrate, ma che restituiscono pienamente la dimensione di un tempo alieno, pennellata con il tocco maturo di una poetica tale da cristallizzare il ricordo, oltre la semplice nostalgia.

*disco della settimana dal 19 al 25 marzo 2018

http://jackhayter.com/

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