music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

oliver_cherer_sir_ollife_leigh_and_other_ghostsOLIVER CHERER – Sir Ollife Leigh And Other Ghosts
(Second Language, 2014)

Quella di “Sir Ollife Leigh And Other Ghosts” costituisce una duplice inversione di piani per Oliver Cherer: non solo si tratta del primo disco sulla lunga distanza a proprio nome (unica testimonianza precedente era un pur emblematico brano compreso nella compilation “Music And Migration III”), ma anche di una ulteriore espansione dei già ampi orizzonti espressivi contemplati dal poliedrico artista inglese sotto l’alias Dollboy, che peraltro spaziavano già dalla folk-tronica a sperimentazioni ambient-drone.

Eppure, la rinnovata veste di Cherer si colloca su una linea di sostanziale coerenza con le suggestioni coltivata nel suo iter artistico, poiché nelle undici tracce di “Sir Ollife Leigh And Other Ghosts” ricorre tanto la fascinazione per ambientazioni spettrali quanto l’interesse per arcane radici folk, rivisitate secondo mezzi e sensibilità peculiari. In particolare quest’ultimo trova nel nuovo lavoro espressione plastica, in un contesto tuttavia filtrato da un’aura misteriosa, talora persino fosca, alimentata anche da una strumentazione in larga misura inusuale e ingentilita, come in un ossimoro, da una spiccata levità melodica.

Nell’avventura, Cherer è supportato da un terzetto formato da Riz Maslen (Neotropic) al flauto e come seconda voce, Jack Hayter degli Hefner alla viola e al banjo e Alistair Strachan ai fiati, che compongono un’obliqua orchestrina deputata a completarne le doti di polistrumentista, stavolta espresse in una galleria incredibilmente varia, che oltre a pianoforte, chitarra e synth comprende dulcimer, mandola, arpa e zither, il tutto peraltro suonato secondo un ampio ventaglio di modalità (come il dulcimer suonato con l’archetto).

Aperto e chiuso da due episodi di sinistra ambience acustica percorsa da voci che paiono provenire da un racconto di spiriti (non a caso intitolati “The Dead” e “The Dead Return”), il lavoro mantiene una delicata aura di atemporalità, a partire dal miniaturale valzer vittoriano – guidato da uno zither originale dell’epoca – di poco più di un minuto “The Mentmore Waltz”, per proseguire con la sbilenca coralità folk di “Croham Hurst”. Torbide ambientazioni acustiche tornano nei due strumentali centrali “The Charcoal Burners” e “Millions”, mentre l’essenza più sorprendente del disco per fluidità melodica coincide con le due canzoni che svelano le delicate pennellate pop di Cherer, che tra “Consider Darkness” e “Ladybird, Ladybird” confeziona due gemme di visionario romanticismo bucolico che gettano un ponte tra Barrett e Wyatt.

Prima che la linea tematica di “Sir Ollife Leigh And Other Ghosts” chiuda l’arco delle sue tutto sommato serene suggestioni spettrali, la sua parte finale devia con decisione verso la tradizione del folk britannico, nelle due brevi narrazioni dai sentori salmastri “Maryon Park” e “Asphyxiation” e infine nell’umbratile ballata al pianoforte “When We Shut Down”. Al di là di quanto si possa rendere dei mille dettagli cesellati con precisione minuziosa, è la resa complessiva del lavoro a introdurre in un’atmosfera piacevolmente straniante, nella quale delicate trame melodiche e una sorta di camerismo vittoriano si fondono con retaggi di un folk fiabesco e ancestrale, secondo una linea di ideale continuità rispetto a quanto sviluppato sulla stessa etichetta, anche congiuntamente, da parte di Michael Tanner e Mark Fry.

Come di consueto per Second Language, all’edizione limitata del disco è allegato un ulteriore cd contenente una ventina di minuti di strumentali che sviluppano il canovaccio sonoro più umbratile e cinematico sotteso a un disco prezioso e tanto fuori dagli schemi quanto lo sono gli strumenti con i quali è stato realizzato. In un universo discografico popolato da troppe proposte affini, la raffinata sequenza in un bianco e nero sgranato che riporta le storie incantate contenute in “Sir Ollife Leigh And Other Ghosts” è assolutamente da non perdere.

http://www.secondlanguagemusic.com/ http://www.dollboy.co.uk/

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