music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

GRAND SALVO – Sea Glass
(Mistletone, 2018)*

Non sono molti i casi in cui le diverse abilità del songwriting e della composizione trovano sintesi nella personalità di un artista indipendente. Agli esempi in tal senso dei ben più celebrati Sufjan Stevens e Patrick Watson, può senz’altro accostarsi quello dell’australiano Paddy Mann, umbratile protagonista di una ormai quasi ventennale attività sotto l’alias Grand Salvo. I due elementi si sono progressivamente combinati nella sua parabola artistica, fino a trovare in “Slay Me In My Sleep” (2012) una pregevole sintesi tra sensibilità introversa e maturità compositiva.

Da simili premesse riparte Mann, ben sei anni dopo, per il suo settimo album, connotato come il predecessore da una linea narrativa unitaria, tradotta in una sorta di rappresentazione a più voci, che nell’occasione affronta il tema del ricordo, affrontato con leggerezza romantica, che solo per brevi tratti lascia trasparire la nostalgia. Il registro di Mann si mantiene infatti improntato a chiaroscurale intimismo, seppure ancora una volta aperto ad ariose soluzioni d’arrangiamento, che colorano la delicata base folk delle sue canzoni di sfumature orchestrali ma adesso anche genuinamente pop.

“Sea Glass” si articola in otto lunghe canzoni, che seguono un breve intro atmosferico: come ciascuna di esse affronta diversi profili del tema portante del lavoro, così le loro componenti stilistiche e strumentali si trasformano senza soluzione di continuità, mostrando di Paddy Mann ora il lato più raffinato e romantico (“Strange Days”), ora una vena pop (“All Those Stars”), supportata da florilegi orchestrali (“Field Of Flowers”). Al centro di tutti i brani si colloca tuttavia saldamente la sua matura poetica cantautorale, capace di brillare anche su una scarna base di ovattati arpeggi acustici (“The Unquiet Tide”, “The Black Coast”) e al tempo stesso esaltata al massimo grado da aperture corali (“In The Water”), rigogliose senza mai ricorrere a barocchismi.

Attraverso i sentori salmastri delle ricorrenti metafore marine, Paddy Mann alimenta le sensazioni di distanza fisica e temporale sottese al filo conduttore narrativo del lavoro, alleviandone al tempo stesso i contorni, al pari della lunga durata (sette minuti in media) dei brani, che vi forniscono l’ossigeno di continue variazioni sonore, di ricorrente circolarità. L’ora scarsa complessiva di “Sea Glass” scorre infatti con estrema leggerezza, senza per questo contraddire l’intensità narrativa dei suoi brani e il soffice pathos interpretativo dell’artista australiano, artefice di una sintesi preziosa di scrittura e orchestrazione.

*disco della settimana dal 19 al 25 novembre 2018

http://www.grandsalvo.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 19 novembre 2018 da in recensioni 2018 con tag , , , , , , , , , .
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