music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

aaron_martin_comets_comaAARON MARTIN – Comet’s Coma
(Eilean, 2014)

Se, in mezzo alla miriade di attività e collaborazioni, aveva impiegato ben quattro anni per tornare a pubblicare un album solista, nel volgere di appena sei mesi da “Chapel Floor” Aaron Martin dà alle stampe il suo secondo lavoro stagionale per i tipi di Eliean, etichetta francese il cui giovane catalogo annovera già opere di elettro-acustica ambientale incentrate principalmente su un unico strumento (è il caso della celesta di Fletcher McDermott, che in un’ideale linea di continuità si è occupato del mastering del disco).

Dato il profilo dell’artefice di “Comet’s Coma”, nell’occasione il protagonista non poteva che essere il violoncello, strumento guida di gran parte dei quaranta minuti di durata dell’album, tuttavia frutto di un’accuratissima elaborazione sonora da parte dell’orchestra unipersonale riassunta dall’artista australiano, che da solo impiega una dozzina abbondante di strumenti, oltre a frammenti tratti da vinili e field recordings, per realizzare una visionaria sinfonia ripartita in otto movimenti.
Come ormai d’abitudine, attraverso modulazioni, effetti e prolungate sospensioni temporali, Martin riesce a trarre dal violoncello avvolgenti abbracci armonici, da soli sufficienti a stabilire un’ambience raffinata e austera, nella quale gravitano con orbite ellittiche frammenti di organi, chitarre, ritmiche, pianoforte, banjo, ukulele e molto altro ancora. Da tale varietà strumentale discende tuttavia una straordinaria linearità espressiva, svolta nella coesa scorrevolezza di pièce in continua evoluzione sul filo di una latente tensione emotiva.

Non lascia nulla al caso Martin nell’accurato dosaggio di corollari del suo violoncello, né tanto meno concede qualcosa a facili suggestioni romantiche, eppure il contenuto di “Comet’s Coma” risulta estremamente vibrante ed evocativo, a partire dal rapito camerismo intessuto di stille pianistiche dell’iniziale “A Figure Falls Still”, che stabilisce uno dei cardini attraverso i quali si sviluppa il lavoro, accanto all’ambience notturna ipnotica della maestosa “Widow’s Walk” e di quella evanescente e astratta di “Poured Out, Pulled Under”, che pure non smarriscono ma anzi espandono lo spiccato dinamismo dei brani, alimentato da semplici aperture che mantengono il flusso compositivo vivo e in continua trasformazione.

La variopinta ricombinazione di tali elementi con i numerosi inserti strumentali, di field recordings e persino vocali plasma l’intero percorso sonoro di “Comet’s Coma”, dai luminosi florilegi aurorali della title track e dalla leggiadria chamber-folk della breve “A Narrow Clearing” all’intreccio di chitarre e archi obliqui di “Gathered At The Edges”, che in meno di tre minuti condensa addirittura reminiscenze post-rock.
In maniera ancor più coerente, rispetto al recente “Chapel Floor”, alla sua estetica sperimentale incentrata sul “difficile” classicismo del suo strumento, in “Comet’s Coma” Aaron Martin ha distillato le sue abilità di polistrumentista una sequenza di magistrali orchestrazioni per violoncello e non solo, che coniugano rigore espressivo e suggestioni emozionali in otto movimenti di evocativa ambience elettro-acustica.

http://aar0nmartin.wordpress.com/

Un commento su “

  1. peppetro
    20 novembre 2014

    L’ha ribloggato su peppetrotta.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 novembre 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , , .
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