music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

component4_into_memoryCOMPONENT#4 – Into Memory
(Wayside And Woodland, 2015)

Non sorprende ormai più di tanto che le malinconiche contemplazioni rurali di quel novero di artisti, ristretto ma coeso, che gravita intorno agli Epic45 e alla loro etichetta Wayside And Woodland siano sempre più avvolte da quei vapori post-industriali che nella storia del paesaggio britannico spesso si sono mischiati con l’ambiente naturale.

Tale descrizione figurata si rispecchia fedelmente nella sostanza di alcuni tra i più recenti lavori di esponenti di quel collettivo artistico (si vedano gli dischi dei progetti solisti di Rob Glover e Ben Holton, rispettivamente a nome Field Harmonics e My Autumn Empire) nonché nell’ingresso nel roster dell’etichetta di artisti dediti a sviluppare in particolare il lato più vivace e sintetico della sua sfera di interesse. Tra questi va annoverato senz’altro Mike Rowley, batterista e polistrumentista già collaboratore degli stessi Epic45 e di My Autumn Empire, l’unica testimonianza del cui progetto solista Component#4 era finora l’Ep “Barbed Wire Sunday” (2012).

Nei tre anni intercorsi da quell’Ep, Rowley ha amplificato il suo interesse per un’elettronica dal sapore teutonico e dal gusto eighties, ma anche affinato i caratteri della scrittura pop attraverso la quale distilla la sua peculiare declinazione di malinconia rurale. Quello racchiuso nei dieci brani di “Into Memory” è appunto uno spaccato della personale percezione dell’artista inglese di una relazione con l’ambiente circostante strettamente legata al vissuto della sua adolescenza nelle Midlands occidentali nel corso degli anni ’90, periodo di depressione industriale e sociale le cui tracce erano impresse nel paesaggio e nella quotidianità di chi lo viveva. “Into Memory” è infatti popolato da immagini di fabbriche abbandonate, linee ferroviarie arrugginite e relazioni umane disgregate, che non potevano dunque essere rese in maniera credibile da incantate contemplazioni ambientali.

Allora, ecco claustrofobiche cadenze sintetiche e opprimenti ambientazioni urbane sovrapporsi agli echi di una countryside non più idealizzata bensì vissuta nella sua dimensione più ruvida, inquieta e spettrale. Non è certo electro-pop spensierato quello prodotto dagli strati di tastiere e ritmiche elettroniche di Rowley, ma un’allucinata galleria di ricordi, cartoline avvolte appunto nella nebbia della memoria che si confonde con la caligine sospesa nell’atmosfera dei luoghi rievocati.

Lo si comprende subito dai secchi battiti notturni e dal torpore del cantato dell’iniziale “Back2Basics”, così come dal breakbeat ipnotico che scandisce i ritmi alienanti del lavoro in “F. H. Lloyds”. Se si eccettuano un paio di passaggi dai bpm fuori giri (in particolare “A Night I’d Rather Forget”), l’electro-pop di Rowley è intriso di nostalgia e romanticismo, in particolare quando supportato da linee melodiche scorrevoli e persino sognanti, in deliberata opposizione alla durezza dei testi, che sfociano in canzoni avvolgenti quali “Before She Left” e il singolo “The Call Centre”, o anche quando sfuma in vapori atmosferici (“Difference In Canals”), che appaiono l’autentico corrispettivo post-industriale delle cartoline bucoliche dei vari Epic45 e July Skies.

Benché non manchi di perpetuare le reminiscenze di New Order o Kratfwerk (queste ultime in particolare assorbite nel corso del suo soggiorno berlinese) già riscontrate in “Barbed Wire Sunday”, Rowley rifonde piuttosto in “Into Memory” una declinazione dell’electro-pop in apparenza fredda e spettrale come quella elaborata da Glen Johnson in certi lavori di Piano Magic e soprattutto in Future Conditional e, al pari di quella, intrisa di una malinconia profondamente umana, riassunta con empatica immaginifica nelle trasformazioni del paesaggio della countryside.

http://waysideandwoodland.com/artists/component4/

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Questa voce è stata pubblicata il 10 marzo 2015 da in recensioni 2015 con tag , , , , , , , .
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