music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

lawrence_english_cruel_optimismLAWRENCE ENGLISH – Cruel Optimism
(Room40, 2017)*

Al pari di Tim Hecker e di pochissimi altri, Lawrence English è riuscito a far transitare la propria rumorosa ricerca sonora nel più ampio panorama indipendente internazionale, tanto che ogni sua nuova uscita richiama un’attenzione senz’altro non paragonabile a quella abitualmente riservata alla sperimentazione ambient-drone in generale.

Così è anche per “Cruel Optimism”, album che, nonostante l’intercorsa attività solista e collaborativa del prolifico artista australiano, può di fatto considerarsi il diretto successore di “Wilderness Of Mirrors” (2014). Dal “rumore liquido” di quel lavoro English sembra appunto trarre le mosse per elevare la densa materia sonora oggetto delle sue manipolazioni a elemento di una vera e propria orchestra, che nell’occasione annovera altresì una copiosa strumentazione reale, dai fiati al pianoforte, dagli archi alle ritmiche, fino a uno spettrale coro vocale.

Tutto ciò è racchiuso nei dieci brani di “Cruel Optimism”, che fin dalla loro breve durata (in media, meno di quattro minuti) suggeriscono un’idea di estemporaneità impalpabile, come contrapposta alla consistenza materica del suono distorto delle chitarre, che pure apre il lavoro con l’imponente elevazione di “Hard Rain”. La medesima solennità rumorosa si ritrova poi negli spasmi di “Hammering A Screw” e nelle sature correnti di “Crow” e “Object Of Projection”, mentre altrove è diluita in soffi saturi, che si fanno via via più densi e ipnotici (“Negative Drone”, “Somnambulist”), pur non mancando di creare spazio sonoro per voci e strumenti acustici appena percepibili o comunque profondamente incisi nella loro identità (“Reqium For A Reaper/ Pillar Of Cloud”, “Exquisite Human Microphone”).

Si stenta infatti a riconoscere il ricorrente pianoforte di Chris Abrahams, così come la sezione di fiati (sax e trombone), che si muove sottotraccia alla conclusiva “Moribund Territories”, esito finale del gioco di specchi nel quale consiste “Cruel Optimism”, lavoro che fin dal titolo vive di ossimori, come quelli tra silenzio e rumore, tra materia e atmosfera, magistralmente riassunti a unità dal tocco di Lawrence English, sempre più autentico cerimoniere di maestose sinfonie ambient-noise.

*disco della settimana dal 20 al 26 febbraio 2017

http://lawrenceenglish.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 20 febbraio 2017 da in recensioni 2017 con tag , , , , , , , , .
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