music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

GILROY MERE – The Green Line
(Clay Pipe Music, 2017)

All’ennesimo mutamento di denominazione, per Oliver Cherer (Dollboy, Rhododendron, Australian Testing Labs) corrisponde la definizione di un’ideale punto di equilibrio dei diversi immaginari reali e sonori attraversati nelle sue variegate esperienze artistiche. Fin dal titolo, riferito al colore degli autobus delle linee extraurbane che attraversavano l’Inghilterra fino agli anni Ottanta, “The Green Line” prova a riassumere le diverse anime di Cherer, collegandosi direttamente alla sua biografia di giovane nato e cresciuto ai margini della metropoli, proprio nel punto in cui le linee degli autobus verdi si sostituivano a quelli rossi londinesi, intraprendendo i loro itinerari attraverso zone rurali più o meno abbandonate, che in alcuni casi arrivavano fino al mare.

Seguendo quella metafora, altrettanto eterogeneo è il contenuto dei dieci brani del primo lavoro dell’artista inglese sotto l’alias Girloy Mere, che spaziano da scorci bucolici, ora incantati ora spettrali, o salmastri orizzonti marini, nella stessa misura in cui giocosi incastri analogici si sostituiscono, senza cesure, alla diffusa vena folk di strumentali e di soli un paio di episodi con accenni di coralità.

“The Green Line” è un po’ un bignami della personalità artistica di Cherer, che ricombina con misurata abilità elementi sonori e suggestioni diverse, accomunate da un tocco lieve e visionario, tale da non manifestare alcuno iato, ad esempio, tra la ballata folk d’apertura “Dunroamin'” e le stralunate pulsazioni di ” RLH48″, tra la decadente malinconia di ” I Can See The Sea From Here” e il romanticismo da cartolina di “Just Turn For Home”.

Come nella prima avventura di un adolescente su un mezzo di trasporto fuori dalla città, tutto in “The Green Line” è alimentato dall’incuriosito candore della scoperta di orizzonti e sempre diversi, e come tale avvolto da una patina che, restando aliena dalla nostalgia, rispolvera sensazioni che molto probabilmente rimandano alle esperienze della tenera età di Cherer, ma che sopravvivono a tempi e mezzi. Per imbarcarsi in questo viaggio di poco meno di quaranta minuti, che riserva sorprese a ogni miglio, non bisogna fare altro che pagare il biglietto.

http://olivercherer.co.uk/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: