LEBENSWELT
Unspoken Words
(Under My Bed/OuZeL, 2022)*

Dalla penombra creativa che contraddistingue la produzione di Lebenswelt, a oltre tre anni distanza dal precedente “Metaphysics Of Entropy”, Giampaolo Loffredo affida al flusso immateriale della musica dieci nuovi messaggi in bottiglia di suoni, sensazioni e – soprattutto – parole non dette.

Su quell’esile crinale tra il sentimento e la sua espressione, talora faticosa, si collocano infatti i dieci intensissimi brani raccolti in “Unspoken Words”, risultanti da una combinazione di istinti mutevoli, fedelmente rispecchiata nell’ampiezza del registro di Loffredo, che sul comune denominatore di atmosfere umbratili e cadenze dilatate spazia da compunti passaggi strumentali a ballate al rallentatore, dallo slow-core all’introspezione d’autore più incontaminata. Non è affatto contraddittorio che un’elaborazione artistica così personale veda l’abituale solitudine creativa di Loffredo condivisa con una serie di musicisti di prim’ordine, tra i quali importanti nomi internazionali come Pall Jenkins (Black Heart Procession), Richard Adams (Hood, The Declining Winter) e Andrew Richards (Uniform Motion, Richard Andrews), oltre a tanti validissimi musicisti italiani come, tra gli altri, Luca Galuppini (ONQ), Stephano Stephanowic (My Dear Killer) e Pier Giorgio Storti (Belaqua Shua, Morose).

Anche grazie ai loro fondamentali contributi, i brani di “Unspoken Words” sviluppano i tanti aspetti di una poetica dalle atmosfere soffuse, che pure non mancano di inerpicarsi in crescendo obliqui, che a tratti sfociano persino in aperture di tensione distorta (“Keep On Dancing”, “Somehow”). L’ideale ode all’incomunicatività che lascia sottendere il titolo stesso del lavoro è invece sviluppata secondo un iter narrativo e sonoro pienamente coerente e intellegibile, che sublima la poetica dell’assenza di Loffredo nella malinconia distillata in canzoni di palpitante fragilità (“That Day”, “Gone”, “Come Back Again” e la stessa title track), non semplicemente rivolte alla nostalgia del passato ma tali da catturare brandelli di tempo attraverso una sensibilità davvero non comune.

Pur presentando tratti perfettamente invernali, in piena coerenza con il suo periodo di pubblicazione, “Unspoken Words” non è affatto lavoro dimesso o tenebroso; è piuttosto un lavoro crepuscolare, per la sua capacità di cogliere sfumature interiori e atmosferiche fuggevoli, restituendole nel confortevole abbraccio di un’intensa quiete invernale.

*disco della settimana dal 10 al 16 gennaio 2022

https://www.facebook.com/lebensweltmusic/

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