music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

peter_broderick_gabriel_salomanPETER BRODERICK + GABRIEL SALOMAN – Peter Broderick + Gabriel Saloman
(Beacon Sound, 2014)

La personalità artistica di Peter Broderick continua a manifestarsi in una serie di collaborazioni e progetti che espandono ulteriormente il già sfaccettato novero dei suoi campi di interesse. In parallelo con la colorita mutazione dub condivida con l’amico di lunga data Greg Haines (Greg Gives Peter Space), il cantautore e polistrumentista di origini danesi dà alle stampe il frutto del suo incontro con un artista dall’estrazione e dalle modalità espressive piuttosto diverse rispetto a quelle della sua originaria miscela di neoclassicismo e cantautorato acustico. È Gabriel Mindel Saloman, già metà degli Yellow Swans e ormai solitario compositore di texture ambientali oscure e rumorose, il partner di turno di Broderick nella session di quaranta minuti registrata a Portland nell’ottobre scorso e adesso pubblicata in un vinile in edizione limitata.

I due artisti hanno in seguito aggiunto pochi altri elementi a quanto catturato in studio in presa diretta o quasi, così da mantenere intatta la sensazione di immediatezza sottostante alla libertà di forma dei loro brani, non a caso ripartiti tra due lunghe tracce e tre più brevi frammenti. Tra questi ultimi, come già nel recente lavoro con Greg Haines, Broderick trova il modo di infilare persino un paio di minuti cantati, benché quello di “Folks Like Me” sia un cantautorato deragliato e immerso in flutti di quel mare sintetico tenebroso percorso ancora dalla sua voce spettrale di “Lament For Philip Seymour Hoffman”.

Discorso a sé merita la parte più consistente del lavoro, a cominciare dai dieci minuti di “Man Of The Streets”, che recano evidente l’oscura firma di Saloman, alla quale si salda la tensione romantica apportata dagli archi e, a sorpresa, a circa metà della traccia, pulsazioni profonde e uno spoken word che rimandano al perdurante interesse di Broderick per i linguaggi dub e hip hop.

I venti minuti della conclusiva “Bigger Time”, che da sola occupa metà del corso del lavoro, danno libero sfogo alla propensione di Saloman per inquiete sinfonie ambient-noise in lenta deflagrazione, nell’occasione costruite anche su vibranti fremiti d’archi e sfocianti in un crescendo saturo ma inusitatamente luminoso. È la prova finale della compiuta interazione tra i due artisti che, seppur nel suo complesso formale appare più prossima agli abituali territori del musicista canadese, evidenzia un’interessante complementarietà espressiva, atta a depotenziarne le atmosfere plumbee esaltandone gli aspetti cameristici.

http://www.peterbroderick.net/
http://diademdiscos.com/gms/

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Questa voce è stata pubblicata il 2 settembre 2014 da in recensioni 2014 con tag , , , , , , , .
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