music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

adrian_crowley_some_blue_morningADRIAN CROWLEY – Some Blue Morning
(Chamikal Underground, 2014)*

Al settimo album, quella di Adrian Crowley è ormai voce cantautorale consolidata e ormai sempre più diffusamente stimata grazie all’approdo su Chemikal Underground. “Some Blue Morning” è il suo terzo lavoro sull’etichetta scozzese, che giunge al culmine di un periodo creativo intenso come non mai per il riflessivo songwriter irlandese, che nell’ultimo biennio l’ha visto protagonista di importanti collaborazioni proprio sulla sponda scozzese del canale di San Giorgio, quale la partecipazione al delizioso “Murmuration” di Jo Mango e l’omaggio a Daniel Johnston condiviso con James Yorkston in “My Yoke Is Heavy”.

Tornato alla produzione solista, Crowley riparte da premesse analoghe a quelle del precedente “I See Three Birds Flying” (2012), a cominciare dall’apertura del suo canzoniere intimo e moderatamente tenebroso alle rifiniture di arrangiamenti d’archi, ancora una volta curati dal duo londinese Geese e dal violoncellista Kevin Murphy. Le canzoni di “Some Blue Morning” sono infatti dotate di una naturale propensione a un camerismo austero, spettrale, a tratti persino angoscioso, che alimenta il pathos di ballate confidenziali avvolte da una penombra sempre più densa e avvolgente.

Il crooning raffinato e malinconico di Crowley, sempre più evocativo di un denso calore umano come un whiskey affinato dagli anni, trova così ideale complemento in orchestrazioni al tempo stesso ariose e pervase da una latente inquietudine, che si manifesta non solo in confessioni soffuse appena contornate da archi sinuosi (“The Hungry Grass”, “The Wild Boar”, “The Hatchet Song”) o nervosamente obliqui (“The Magpie Song”, “Follow If You Must”) ma anche e soprattutto in aperture di ampiezza persino maestosa, che senza disperdere l’understatement di Crowley lo consegnano a una dimensione di immediatezza finora quasi del tutto sconosciuta (“The Stranger”, “Trouble”).

Tra le righe delle undici tracce di “Some Blue Morning” vi è un’equilibrata miscela di romanticismo ed eleganza decadente che permette di cogliere la solitudine priva di compromessi del momento creativo e la condivisione di quello realizzativo con un ensemble di musicisti, nell’occasione allargato anche alla dolce voce femminile di Katie Kim. Quello così sintetizzato appare dunque il contesto più congeniale al songwriting di Crowley, ancora una volta ispirato dai moti di un animo complesso e malinconico, che nel caliginoso impianto cameristico di “Some Blue Morning” trova la propria pacificata manifestazione.

*disco della settimana dal 10 al 16 novembre 2014

http://www.adriancrowley.com

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