music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

benoit_pioulard_sonnetBENOÎT PIOULARD – Sonnet
(Kranky, 2015)

È come se l’esperienza accanto a Rafael Anton Irisarri nel consolidato progetto Orcas abbia indotto un processo di osmosi creativa in Thomas Meluch – l’altra metà del duo – invertendone il processo che fino al precedente “Hymnal” ne aveva sviluppato l’originaria tavolozza folktronica nella direzione di un approccio cantautorale dai tratti melodici sempre più sviluppati.
Tale inversione di tendenza è plasticamente riassunta nei tre quarti d’ora di “Sonnet”, quinto album dell’artista di Portland sotto l’abituale alias Benoît Pioulard e lavoro dai caratteri più spiccatamente ambientali della sua discografia.

Come suggerito dalla stessa copertina, quella ricercata da Meluch in “Sonnet” è un’ampia dimensione spaziale, principalmente costituita dall’interazione tra field recordings naturalistici ed effetti analogici applicati alla chitarra. Le già evanescenti strutture di canzone, gradualmente costruite da Meluch nel corso degli anni, svaniscono completamente nella sequenza di ben quattordici concise cartoline sonore che costituisce l’album, al pari del cantato, che ricorre tutt’al più sotto forma di incorporei vocalizzi spettrali e nella disarticolata melodia avvolta nel torbido voce dream-pop di “A Shade Of Celadon”.

La declinazione ambientale condensata nel lavoro reca comunque riconoscibile l’impronta granulosa e obliqua delle composizioni di Meluch, applicata nell’occasione a un ampio spettro di toni e timbriche, che spaziano dalle derive vagamente cosmiche di “The Gilded Fear That Guides The Flow” alla quiete decompressa di “An Image Apart From Ourselves” e “Upon The Break Arch”, dall’ipnosi straniante di “Of Everything That Rhymes” alle persistenze distorte della maestosa “The Very Edge Of Its Flame”, il brano più lungo del lavoro, con i suoi oltre sette minuti.

“Sonnet” è però anche e soprattutto un album costituito da frammenti, concise miniature – anche di soli pochi secondi – che concorrono a formare uno stratificato puzzle ambient-drone, all’ascolto del quale quasi si percepisce il brulicare di un contesto naturale a primavera, fedelmente reso nella sua ampiezza, osservata attraverso lo sfaccettato filtro di Meluch.

http://pioulard.com/

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: