music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

richard_moult_last_night_i_dreamt_of_hibrihteselleRICHARD MOULT – Last Night I Dreamt Of Hibrihteselle
(Wild Silence, 2015)

L’incessante ricerca che Richard Moult va conducendo da qualche anno sulle radici della tradizione culturale e musicale britannica, con approccio da studioso e lessico di compositore sperimentale, segna con “Last Night I Dreamt Of Hibrihteselle” uno stadio di evoluzione emblematico, ambizioso ed estremamente stimolante.

Innanzitutto si tratta dell’opera più propriamente corale di Moult, nonché di quella nella quale le sue modulazioni orchestrali abbracciano in maniera compiuta la dimensione narrativa delle canzoni, seppur sotto forma di ballate o antichi madrigali. La ricorrente presenza della voce, dello stesso Moult e di ospiti tra i quali Alison O’Donnell, David Colohan, Áine O’Dwyer, Amanda Feery, Adam Leonard e Delphine Dora (la cui etichetta pubblica il lavoro) non rappresenta soltanto un elemento formale nell’economia di “Last Night I Dreamt Of Hibrihteselle”, bensì ne incarna il messaggio delimitandone lo stesso ambito culturale di riferimento: i testi cantati sono infatti brani poetici dell’inizio del Novecento, scritti da Mary Webb, Ivor Gurney e Gladys Mary Coles, rispolverati nel quadro di una collaborazione con la Mary Webb Society, che in questo modo ha portato a far rivivere, sotto un’altra luce, versi appartenenti a una storia appunto coerente con il terreno di ricerca di Moult.

L’operazione, condotta con rispetto e cura del contesto, vede il polistrumentista inglese in veste di direttore d’orchestra e sceneggiatore di una rappresentazione teatrale nella quale entrano via via in scena strumenti e voci narranti che attraverso versi antichi offrono lo spaccato di un mondo scomparso attraverso un pathos sconosciuto a qualsiasi ricostruzione storico-scientifica. Metodo da ricercatore e creatività d’artista convivono dunque nell’approccio di Moult, che dà luogo a una ricchissima galleria di caratteri e registri che va dalle ambientazioni arcane di “Green Rain” e “The Sounding Circle” alla coralità fiorita degli incantati lieder “Winter Sunrise” e “Swallows” (quest’ultima con la partecipazione di Michael Tanner). Bilanciando in maniera efficace lirismo impressionista (“To A Blackbird Singing In London”) e austera polifonia (“On Receiving A Box Of Spring Flowers in London”), Moult ricrea un piccolo mondo immaginario, nel quale non mancano nemmeno richiami al visionario alfabeto folk da lui esplorato in numerose opere soliste e nel contesto collettivo di United Bible Studies (prova ne è il psych-folk venato di oscurità di “Hour Glass”).

Ben più che nei singoli elementi, è tuttavia nella sua scorrevole interezza che “Last Night I Dreamt Of Hibrihteselle” offre uno coerente spaccato di un altrove temporale, rideclinato senza retorica passatista né pedanteria da studioso, bensì con tutta la partecipazione di un ampio novero di artisti uniti dall’intento di riscoprire e perpetuare gli elementi culturali di una tradizione non soltanto musicale, in un’imperdibile sintesi di classico e moderno.

https://richardjohnmoult.wordpress.com/

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