music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

hior_chronik_taking_the_veilHIOR CHRONIK – Taking The Veil
(Kitchen, 2015)

La condivisione del proprio percorso artistico con altri musicisti continua a costituire l’essenza delle esplorazioni tra neoclassicismo ed elettronica dell’artista greco trapiantato a Berlino Hior Chronik. Come già nel suo primo lavoro solista (“Unspoken Words”, 2011) e nell’organico progetto Pill-Oh (insieme alla pianista classica Zinovia Arvanitidi), in “Taking The Veil” Hior Chronik dischiude il proprio universo espressivo a numerosi colleghi di provenienza geografica e artistica tra loro diversa.

Ciascuna delle quindici tracce delle quali si compone il lavoro – ad eccezione di quella conclusiva – è infatti frutto di una genesi condivisa, che ne ha modellato i contenuti senza tuttavia snaturarne la comune essenza, individuabile nel bilanciamento di un neoclassicismo atmosferico con una pluralità di soluzioni che spaziano da una dimensione da camera ora austera ora ariosa al minimalismo elettro-acustico, fino a sorprendenti frammenti di melodie sognanti, affidate in tre occasioni alla voce di Amber Ortolano e in una ai redivivi Familiar Trees (Ken Negrete e Fabiola Sanchez).

L’estatica filastrocca “London Bridges” dischiude lo scrigno di “Taking The Veil”, introducendo un mondo nel quale, senza nessuno iato apparente, si avvicendano il pianoforte notturno di Sophie Hutchings (“Nest Of Autumn” e le sature folate ambientali di Stelios Romaliadis, alias Lüüp (in “Cold Winter Morning”), le aperture orchestrali di Yasushi Yoshida (“Small Wonders”) e le delicate screziature orientali di Yoshinori Takezawa (“We Are All Snowflakes”) e Seiji Takahashi (“Between Two Rooms”).

Il fulcro del lavoro resta comunque individuabile da un lato nella sua dimensione più strettamente cameristica, esaltata dall’accostamento al pianoforte della struggente malinconia degli archi di Christoph Berg (Field Rotation) su “Oblivion” e sul brano-manifesto “Simple Is Beautiful” e di Aaron Martin in “Quiet Inside Your Chest”, e, dall’altro, nelle sognanti melodie sofficemente adagiate su “Twice”, “Sailing Away” e “Can You Hear”, morbide istantanee di un ammaliante dream-pop elettro-acustico.

Mentre il breve finale di “The Ghost You Left Behind” riconduce Hior Chronik alla solitaria filigrana di semplici melodie pianistiche, l’avvincente corso di “Taking The Veil” rivela nella sua interezza affinità concettuali e realizzative dalla cui intersezione nascono gemme preziose che travalicano linguaggi espressivi comunemente identificati per parlare al cuore con raccolta delicatezza, sotto un velo di malinconia notturna.

https://www.facebook.com/hior.chronik.3

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