music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

BVDUB – Epilogues For The End Of The Sky
(Glacial Movements, 2017)*

Avviene sempre qualcosa di speciale, quando i percorsi di Brock Van Wey e dell’etichetta Glacial Movements si incontrano. Nel 2010, lo splendido “The Art Of Dying Alone” aveva rappresentato una sorta di punto di svolta nelle esplorazioni all’insegna dell’isolazionismo ambientale caratterizzanti il catalogo dell’etichetta romana; sette anni più tardi, intervallati da altre produzioni collaborative (la rilettura di “Mørketid” e il lavoro condiviso con Scott Morgan, “Erebus“), per il prolifico artista è nuovamente tempo di dedicarsi a un immaginario ghiacciato che, come sempre, corrisponde a un percorso di ricerca interiore, fino alle corde più profonde di solitarie contemplazioni emotive.

Come d’abitudine per Van Wey, “Epilogues For The End Of The Sky” è un’opera lunga (oltre settantacinque minuti) ed estremamente composita, che torna a presentare il profilo più dilatato e ambientale della copiosa produzione di bvdub, in una linea di continuità con il recente “Yours Are Stories Of Sadness“. Benché diverse siano la genesi e la natura stessa dei due lavori, vi si può riscontrare un comune denominatore consistente in un toccante romanticismo di fondo, che negli otto brani di “Epilogues For The End Of The Sky” si manifesta in un universo di suoni espansi, solcato da voci distanti e ricorrenti note pianistiche.

Lo si comprende già scorrendo i titoli dei brani e fin dalle fragili armonie di pianoforte sospese tra i vapori dell’iniziale “On Deaf Hearts Your Prayers They Fall”. Le pulsazioni non sono più quelle proprie della veste dub-techno di Brock Van Wey, bensì quelle ovattate del cuore, diluite in modulazioni avvolgenti e luminose risonanza, che descrivono elevazioni orchestrali, solcate da minuti fremiti e da una coralità armonica celestiale (“Sparkling Legions Turn To Black”, “Clouds Besiege What You Remain”).

Alle immersioni in orizzonti di purezza ambientale, sconfinati come le distese innevate del grande Nord (“Clouds Besiege What You Remain”), corrispondono aperture elegiache (“Love Is Never Asking Why”), nelle quali soffici strati sintetici e sequenze armoniche si confondono in un unicum grondante suggestioni romanticamente cinematiche. Un viaggio lungo e coinvolgente tra l’immateriale dell’aria e quello dell’anima.

*disco della settimana dal 24 al 30 aprile 2017

http://www.bvdub.org/

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