music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

MAARJA NUUT & RUUM – Muunduja
(130701 / Fat Cat, 2018)*

Un crocevia di tradizioni e linguaggi musicali non può che collocarsi in luoghi oggetto di successive transizioni storico-culturali, così come a rappresentarne i mutevoli aspetti non possono che essere artisti adusi al tempo stesso a ricerche e sperimentazioni trasversali al tempo e alle sue manifestazioni musicali. Tutto ciò trova manifestazione emblematica nel terzo lavoro della violinista e cantante Maarja Nuut, primo ufficiale insieme al musicista elettronico Hendrik Kaljujärv, alias Ruum. Entrambi estoni, hanno cominciato a collaborare due anni, reduce la prima da studi classici che avevano poi avuto come esito l’approfondimento in chiave contemporanea delle tradizioni popolari del suo Paese e il secondo dall’interesse per visionarie manipolazioni sonore.

Il punto di incontro tra mondi in apparenza così lontani è plasticamente riassunto dai nove brani di “Muunduja”, che dischiudono un universo sonoro arcano, dalle mutevoli coordinate espressive e temporali. L’approccio del lavoro denota subito un forte impatto espressivo, affidato ai nervosi movimenti d’archetto di Maarja e alla vibrante evocatività della sua interpretazione vocale, che incarna una ritualità ancestrale degna dei Dead Can Dance (“Haned kadunud”). Il suo sviluppo è tuttavia quanto mai vario e spesso imprevedibile, modulandosi attraverso il dialogo con decostruite pulsazioni elettroniche (“Käed-mäed”) e loop armonici che avvolgono voce e violino in atmosfere di evanescente densità (“Mahe”, “Kuud kuulama”).

Il legame con la tradizione musicale del Paese baltico – dimenticata, sovrascritta dalla storia e adesso riscoperta dai due musicisti – si manifesta limpidamente tanto nei suoi profili più dinamici (“Takisan”, “Miniature C”), quanto soprattutto nelle delicate suggestioni di eteree nenie atemporali, la cui coniugazione di linguaggi un quarto di secolo fa avrebbe potuto trovare spazio ideale tra le “Chansons des mers froids” di Hector Zaou (“Kurb laulik”).

Antico e moderno, ricerca di memorie etno-musicali e odierna ricerca sperimentale trovano così in “Muunduja” una sorprendente galleria di ipotesi di sintesi, accomunata da un vigoroso richiamo concettuale alla rigenerazione espressiva delle radici culturali e dal fascino obliquo di una proposta artistica dotata dai caratteri e dall’efficacia davvero singolari.

*disco della settimana dal 1° al 7 ottobre 2018

http://www.maarjanuut.com/

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