THE NOTWIST
Vertigo Days 
(Morr Music, 2021)*

Ormai da tempo i Notwist si sono trasformati in un vero e proprio collettivo artistico “aperto”, fulcro di progetti collaterali e collaborazioni orientati nei campi più disparati, dall’elettronica al jazz. Probabilmente anche per questo, per la seconda volta consecutiva un loro disco esce a sei anni di distanza dal precedente: il progetto sottostante a “Vertigo Days” era in realtà stato avviato già poco dopo la pubblicazione di “The Messier Objects” (2015), ma è stato finalizzato soltanto nell’ultimo biennio, al culmine di un processo creativo ampiamente improvvisato, che oltre al terzetto formato dai fratelli Acher e da Cico Beck ha coinvolto un’ampia schiera di artisti sparsa in tre continenti, tra i quali Juana Molina, Zaya dei Tenniscoats, la clarinettista e compositrice Angel Bat e il polistrumentista Ben LaMar Gay.

>Dei quattordici brani che formano il lavoro, solo uno (il conclusivo “Into Love Again”) è stato registrato organicamente in studio, mentre tutti gli altri hanno preso forma “all’impronta”, assemblando parti suonate da remoto, spesso senza nemmeno che i musicisti convolti ne conoscessero integralmente gli altri elementi. Il risultato non poteva che essere estremamente eterogeneo, come tessere di un puzzle ricombinate senza sosta in maniera creativa, che danno luogo a immagini una volta diverse, frammentate e astratte.

Il filo conduttore di “Vertigo Days” è, appunto, l’apparente assenza di filo conduttore: sulla malinconia mitteleuropea “indietronica” della band si innesta infatti una caleidoscopica varietà di accenti pop nipponici, vaporose soluzioni corali dal gusto nordico, detriti elettronici e pulsazioni pronunciate, destrutturate derive jazz dai sentori di tropicalismo e tanto altro ancora. Eppure la turbinosa ricchezza di suoni e suggestioni non rende “Vertigo Days” un lavoro di difficile fruizione, sia per il modo tutto sommato lieve con il quale la band tedesca e i suoi tanti collaboratori hanno interpretato i loro esperimenti di improvvisazione, sia – soprattutto – per quella sensibilità melodica che non ha mai abbandonato i Notwist quanto meno dai tempi di “Shrink” (1998) e di “Neon Golden” (2001). Nel frullatore di ritmi e schegge sonore solo apparentemente impazzite di “Vertigo Days” affiorano infatti compiute ballate ipnotiche che recano evidente l’impronta della band, rideclinate in una sorta di kraut-pop orientaleggiante (“Into The Ice Age”), destrutturate da progressioni rumorose (“Into Love / Stars”, “Oh Sweet Fire”) o semplicemente diluite in una coltre di rallentata malinconia (“Loose Ends”, “Night‘s Too Dark”).

Con le dovute differenze di tempi e contesti artistici, una simile coesa commistione di linguaggi sonori (e finanche mood) può far ripensare a più riprese a quelle degli ultimi Hood. I Notwist operano tuttavia con continuità e da più lungo tempo e, attualmente, in un contesto per sua natura costantemente destrutturato, a tutti i livelli; “Vertigo Days” sembra averne assorbito una pluralità di stimoli, catalizzandoli in un patchwork vivace e sorprendentemente positivo, che fin dal titolo si candida a ideale rappresentazione di un tempo che si muove come all’interno di un vortice, senz’altro disorientante eppure proprio per questo tale da offrire infinite possibilità.

*disco della settimana dal 25 al 31 gennaio 2021

http://notwist.com/

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