VV.AA. 
Drifts & Flurries – A Second Language Collectanea 
(Second Language, 2021)

Mentre tutta la musica scorre ormai (troppo) velocemente tra playlist dematerializzate, l’etichetta Second Language mantiene vivo il gusto delle compilation, non solo presentate nelle abituali, curate edizioni fisiche, ma anche contrassegnate da un comune denominatore tematico. Dopo la raccolta estiva “Avenue With Trees” (2020), è ora la volta del suo ideale corrispettivo invernale: la storia di “Drifts & Flurries” comincia in realtà dopo la pubblicazione del primo lavoro del collettivo Silver Servants (2014), che raccoglieva numerosi artisti gravitanti intorno all’etichetta, ma ha trovato realizzazione soltanto adesso proprio come risultante condivisa di un immaginario stagionale, variamente declinato in suoni, canzoni e ambientazioni atmosferiche.

Scorrendo la scaletta di “Drifts & Flurries” si ritrovano, spesso ricombinati tra loro, i nomi di artisti che negli anni scorsi hanno già pubblicato su Second Language, tra i quali in particolare Oliver Cherer, Mark Brend (Ghostwriter) e ovviamente lo stesso Glen Johnson, presente nella traccia bonus di ben sedici minuti insieme alla viola della musicista bulgara Raisa Zapryanova.
Come d’abitudine per l’etichetta, al comune denominatore tematico corrispondono molteplici soluzioni di scrittura e composizione, che includono passaggi strumentali e schegge di vere e proprie canzoni e persino un paio di interessanti cover, quella del brano degli Yazoo “Winter Kills” firmata da Paul Tornbohm (Alter Later) e Amanda Butterworth (Mücha) e quella di “Blank Like Snow” dei Movietone  da parte del duo di Matt Ashton e Melinda Bronstein (Sea Glass).

La quiete e la magia sottilmente inquietante della stasi invernale sono descritte dagli incanti bucolici di The Declining Winter, dalle stralunate visioni folk di Oliver Cherer e dalle partiture pianistiche di Yumi Mashiki nella stessa misura in cui sono sferzate dalle pulsazioni analogiche di ISAN e P60, dalle tenebrose risonanze di Silver Servants e dalle emissioni organiche di Ghostwriter, i cui tre brevi episodi scandiscono l’incedere spettrale e “freddo” della raccolta. “Drifts & Flurries” non appare infatti la risultante di una eterogenea pluralità di suoni, bensì una coesa narrazione nella quale più artisti parlano con una sola voce che, distante e solitaria, incarna tutta l’essenza di un tempo di prolungata sospensione naturale e umana.

http://www.secondlanguagemusic.com/

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