music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

united_bible_studies_the_ales_what_cures_yeUNITED BIBLE STUDIES – The Ale’s What Cures Ye
(MIE Music, 2015)

La seconda tappa annuale dell’itinerario degli United Bible Studies tra arcane memorie folk vede il collettivo britannico addentrarsi vieppiù in tradizioni risalenti, attraverso una raccolta integralmente costituita da riletture di brani appartenenti alla cultura rurale. Anche i luoghi sono fondamentali per rendere l’operazione di ricerca il più fedele possibile, così che i nove brani di “The Ale’s What Cures Ye” sono stati registrati in diversi contesti immersi della countryside, in modo tale da permettere alla line-up quanto mai mutevole del collettivo di respirare – letteralmente – l’aria dei luoghi nei quali le canzoni prescelte hanno trovato origine e sono state tramandate.

Ciascuno dei brani presenta interpreti diversi, ricombinandone sensibilità e stili, tutti comunque accomunati dall’interesse a perpetuare la memoria stessa di tradizioni popolari marginali anche rispetto a riscoperte attualmente in auge, per quanto in forme riconducibili alla creazione di oblique visioni folk. David Colohan (Raising Holy Sparks), Michael Tanner (Plinth), Áine O’Dwyer, Alison Cotton (The Left Outsides), Richard Moult e Sharron Kraus figurano tra i protagonisti che si alternano nel corso di “The Ale’s What Cures Ye”, nelle riletture di storie che alla contemplazione bucolica sovrappongono la durezza della vita rurale e il consueto alone di mistero proprio di quasi tutti i lavori, tanto individuali quanto collettivi, dei musicisti che hanno partecipato al lavoro.

Ancora una volta, attraverso una ricercata strumentazione acustica (nel cui novero compaiono ad esempio mandocello e bodhrán, oltre allo stroviolo di Michael Tanner) i musicisti di United Bible Studies riescono a creare atmosfere sospese in un universo alieno, nel quale il tempo costituisce un fattore del tutto marginale. Che si tratti degli archi agrodolci sul pianoforte di “Blacksands”, degli zufoli dal sapore vagamente freak di “Farewell Nancy”, dell’arpa incantata di Aine O’Dwyer su “Recruited Collier” o dell’orchestra di spettri che accompagna la voce evocativa di Allison Cotton sulla piccola sinfonia “The Dalesman’s Litany – The Burning Sea”, tradizione e linguaggi d’avanguardia si fondono in combinazioni sempre mutevoli, tra le cui righe diventa persino difficile discernere il confine tra i rispettivi elementi costitutivi.

Del resto, United Bible Studies continuano a dimostrare il maniera eccelsa la continuità del lessico folk, come quella di manoscritti che nei secoli sono diventati libri e poi copie digitali, perché nella musica (e non solo) non esistono semplicemente le categorie del “nuovo” e dell’”antico”.
Nel condurre tale operazione, il collettivo resta fedele al contenuto e alle atmosfere rurali dei brani oggetto di rilettura, che in più di un caso (“Sweet Streams Of Nancy”, “Twa Corbies”) potrebbero agevolmente confondersi con canzoni oggetto di moderne creazioni di un folk acido e visionario.

La ieratica profondità vocale di David Colohan e le interpretazioni evocative di Allison Cotton e Sharron Kraus conducono così l’immaginario condensato in “The Ale’s What Cures Ye” attraverso campi e brughiere dai colori mutevoli, che seguono il ciclo naturale delle stagioni, che da secoli dispensa la propria compassata magia, esattamente come le tradizioni riscoperte dallo straordinario manipolo di musicisti di United Bible Studies, né nuove né antiche ma semplicemente immortali.

https://www.facebook.com/unitedbiblestudies

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