music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

label spot: MORR MUSIC

morr_music_logoUn’idea semplice, quasi una quadratura del cerchio: unire la musica indipendente alle nuove esplorazioni elettroniche europee. È con questa mission che la Morr Music ha aperto i battenti nel giugno del 1999, proponendosi nel corso degli anni come una delle label fondamentali degli ultimi anni. Nata da un’idea e (soprattutto) dal gusto personale di Thomas Morr, l’etichetta si è imposta da Berlino attraverso tutto il globo, proponendo una selezione di release ad alto impatto emozionale.

Tutto parte con B. Fleischmann e col suo primo disco “Pop Loops For Breakfast”, dal quale prenderà le fila una delle più interessanti proposte sonore di ambito glitch-pop. Sarà proprio Fleischmann nel 2003 a pubblicare quello che è stato definito come il testamento del genere, l’eccellente “Welcome Tourist” in cui il concetto di micro-rumore, il cantato assolutamente indie ed il beat incalzante produrranno un perfetto amalgama di melodia e dissonanze. La sua opera mostra inoltre evidenti elementi di connessione con il rock alternativo, che mette in musica con gli omaggi a Daniel Johnston (contenuto in “Angst Is Not A Weltanschauung”) ed al compianto amico Sparklehorse (“For M / Mikro_Kosmos”).

lali_punaMa i paladini della Morr Music diventano da subito i Lali Puna, veri sultani della cosiddetta indietronica e creatori di un’estetica personalissima e sorprendente. Con “Tridecoder” (del 1999) la band di Valerie Trebeljahr e Markus Acher mette le basi per un suono pieno di grazia, eleganza e non privo di quell’essenziale scintilla pop. Ma è due anni dopo che “Scary World Theory” apre le porte del pieno successo anche grazie ad un battage promozionale che li indica fra gli ascolti favoriti dei Radiohead. Il disco è un piccolo gioiello di equilibrio, sostenuto dagli esperimenti che Acher ha perfezionato coi suoi Notwist e da un glitch che accarezza ogni singolo traccia dell’album. Sebbene Scary… rappresenti il punto più alto della discografia dei Lali Puna, il successivo “Faking The Books” del 2004 implementa delle chitarre elettriche à la Sonic Youth che donano nuovo dinamismo al loro stile e costituiscono il vero elemento di interesse per un disco altrimenti non dissimile dai loro esordi. Il prolungato silenzio di sei anni ci ha poi riconsegnato un combo in ottima salute grazie ad “Our Inventions“, una prova che conferma le loro grandi capacità di scrittura e quel particolare spirito di malinconica dolcezza.

Ma l’anima indietronica della Morr si riverbera anche su altri lavori pubblicati tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio, soprattutto grazie ad un manipolo di artisti che rinnovano l’estetica del pop contemporaneo. Primi fra tutti i Múm, gli islandesi dal suono cristallino che dal 2001 regalano le loro trasognate ispirazioni al catalogo della label. Grazie al loro suono incantato, folk e intarsi digitali si amalgamano in maniera fluidissima, scivolando verso visioni oniriche e nenie decisamente delicate. Molto interessanti anche Ms. John Soda, progetto parallelo di Micha Acher (Lali Puna) assieme a Stefanie Böhm nel quale la matrice elektro prende maggior spazio in brani ancor più frenetici, mentre l’elettronica maggiormente contemporanea e raffinata confluisce nei lavori di ISAN ed Herrmann & Kleine (splendido il loro “Our Noise”). Accanto a queste uscite c’è poi un mondo di contaminazioni e intrecci stilistici, come appare chiaro dal jazz destrutturato dei Tied & Tickled Trio, dal pop digitale di Styrofoam, dalla dilatazioni ricercatissime di F.S. Blumm, dal post-shoegaze acido di Manual o dai massimalismi felicemente pop dei giapponesi Guitar. Tutti elementi perfettamente sintetizzati nelle due compilation-capolavoro che Thomas Morr ha pubblicato fra il 2000 e il 2002: la prima, “Putting… Back In Morrissey”, è un ottimo sample del marchio della label, mentre “Blue Skied An’ Clear” è il tributo necessario all’estetica degli Slowdive che più di ogni altra ha influenzato il suono dell’etichetta. Un doppio cd a dir poco perfetto.

Non manca, infine, un’attenzione alla musica indie che la Germania ha piegato ai sentimenti delle proprie band, come nel caso di Masha Qrella e dei suoi ottimi Contriva. Il loro sound è quasi post-rock, ma è soprattutto la voce della sua leader assieme all’incedere un po’ claudicante delle loro ritmiche a segnare un ascolto unico e fuori dagli schemi. Qualcosa di simile alle “letture musicate” dei Tarwater o al folk sentimentale di Guther.

benni_hemm_hemmNel gennaio del 2007, un’uscita non certo salutata da premesse roboanti segna invece un significativo momento di svolta nelle produzioni dell’etichetta berlinese: è “Kajak”, secondo disco di Benedikt H. Hermannsson, in arte Benni Hemm Hemm.
Si tratta del primo artista proveniente dall’allora già sovraesposta Islanda a incidere per Morr, se si eccettua la ristampa, nel 2005, di “Yesterday Was Dramatic, Today Is Ok” dei Múm, album tuttavia ben più coerente con il resto del catalogo fino ad allora pubblicato.
Dunque con il fresco folk-pop dai ritmi sostenuti e supportato da una ricca orchestrazione di fiati proposto da Hermannsson lo sguardo dell’etichetta comincia a rivolgersi con grande attenzione verso l’affascinante isola del Nord e, al contempo, a spostarsi con maggior convinzione verso formule ben diverse rispetto all’elettronica delle origini.

Il risultato di queste due azioni combinate apre le porte della Morr da un lato alla calata di artisti islandesi, dall’altro a produzioni folk o “da cameretta” e comunque a nelle quali l’elettronica lascia il campo – talvolta completamente – a una netta prevalenza acustica. È vero, negli anni successivi non mancheranno ulteriori release di nomi che hanno fatto la storia dell’etichetta (da Lali Puna a Tarwater a B. Fleischmann), ma insieme a queste un ruolo preponderante nell’ultimo quinquennio va certamente riconosciuto, ad esempio, al bedroom pop dei due dischi generati dalla collaborazione tra F.S. Blumm e la dolce cantante svedese Ellinor Blixt, Bobby & Blumm (“Everybody Loves“, 2008, e “A Little Big“, 2011), e del debutto dei Wooden Birds (“Magnolia“, 2009), nuova incarnazione di Andrew Kenny, indimenticato leader della cult-band texana American Analog Set.

La delicatezza di queste timide sonorità acustiche, accanto a sue più articolate e variopinte declinazioni del cantautorato folk (Butcher The Bar, It’s A Musical), comincia dunque prima in sordina poi con crescente assiduità a tipizzare quel che potrebbe definirsi quasi un secondo “suono-Morr”. A questa nuova primavera (o, per altri, all’autunno dei tempi d’oro delle coese sperimentazioni delle origini) contribuiscono appunto tanti artisti e band islandesi che, come in un’escalation, invaderanno il catalogo Morr Music fino a costituirne all’incirca la metà dei suoi titoli dal 2007 a oggi.

seabearUn significativo contributo a questa vera e propria “colonizzazione” promana dal delicato debutto in chiave folk-pop del collettivo Seabear, “The Ghost That Carried Us Away“ (2007). Non solo, infatti, il suo leader Sindri Már Sigfússon continuerà a dare dimostrazione di aver introiettato le lezioni di Mojave 3 e Belle & Sebastian anche nel successivo “We Built A Fire“ (2010), ma approfondirà i suoi divertissement folktronici nel parallelo progetto Sin Fang (Bous), mentre la polistrumentista della band, Sóley Stefánsdóttir, intraprenderà un percorso solista con il pregevole “We Sink“ (2011), album equamente ripartito tra ballate pianistiche e inserti elettronici che ne evidenziano la volontà di arricchire di nuovi elementi il registro espressivo già padroneggiato all’interno del collettivo.

Ma, ovviamente, l’attenzione di Morr per il fervido underground islandese non si ferma qui, contemplando nel frattempo la transizione Radiohead-iana degli oscuri Borko, scoperti anni prima in tutt’altra chiave dalla benemerita Resonant (“Celebrating Life“, 2008), e giungendo di recente a una vera e propria opera di scouting nel Paese dei ghiacci e del fuoco. Come definire altrimenti, infatti, l’operazione sottostante alla pubblicazione dell’omonimo debutto delle due giovanissime Pascal Pinon (2010), adolescenti votate a un lo-fi folk casalingo tra Cocorosie e First Aid Kit?

Si è, di tutta evidenza, mille miglia distanti dai terreni solcati in origine dall’etichetta berlinese, il consolidamento del cui attuale profilo non poteva che essere costituito dalla stabile collocazione per i suoi tipi dei Múm. Il nome di punta di quel che ormai è diventato un vero e proprio avamposto islandese sul continente, chiude idealmente il cerchio descritto anni prima, con il suo ultimo album in studio “Sing Along To Songs You Don’t Know“ (2009) e, pochi mesi fa, recuperando materiale delle origini nella raccolta “Early Birds“. Le transizioni attraversate negli anni da Gunnar Örn Tynes e Örvar Þóreyjarson Smárason sono, in fondo, speculari a quelle che hanno segnato l’esistenza della Morr, il cui marchio non sarà più (solo) sinonimo di ricerca elettronica ma non per questo può riduttivamente considerarsi alla stregua di retroguardia dei tempi che furono. E, forse, proprio nella nuova dimensione rivolta all’estremo Nord potrà trovare spinta propulsiva, ormai sotto un profilo completamente diverso ma, come sempre, dotato della sensibilità necessaria per cogliere i fermenti di un’offerta musicale quanto mai frammentaria e diversificata.

(in collaborazione con Michele Casella, pubblicato su Rockerilla n. 386, ottobre 2012)

http://www.morrmusic.com/

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Questa voce è stata pubblicata il 14 dicembre 2012 da in articoli con tag , , , , , .
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