music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

spheruleus_and_friends_william_barberSPHERULEUS AND FRIENDS – William Barber
(Hibernate, 2015)

Un’operazione come quella di “William Barber” smentisce in un colpo solo due stereotipi che circondano il mondo della sperimentazione elettro-acustica: quello del solipsismo dei suoi artefici e quello della neutralità intellettuale dei suoi contenuti.
Il secondo è contraddetto dalla storia sottostante all’opera, il cui protagonista omaggiato nel titolo è stato un docente particolarmente illuminato e fondamentale per la diffusione della cultura nella municipalità inglese di Halifax alla fine del diciannovesimo secolo, mentre il primo è emblematicamente superato dalla stessa denominazione collettiva dei protagonisti del progetto, un peculiare ensemble che vede Harry Towell (Spheruleus) affiancato da una cerchia di “amici” che comprende alcuni tra i più interessanti protagonisti britannici di esplorazioni elettro-acustiche e ambientali.

Il flauto e il violoncello di Katie English, gli effetti chitarristici di Fraser McGowan, il pianoforte di Ian M. Hazeldine, il violino di Christoph Berg e i field recordings di Jonathan Lees si associano alla produzione e all’ideazione del progetto da parte di Towell, che ha altresì raccolto le registrazioni originali di Barber, ritrovate e ricavate da un cilindro a cera dell’epoca.
A partire da tali premesse, le moderne sensibilità del composito ensemble concorrono a realizzare una coesa galleria di dodici istantanee sonore, tutte caratterizzate da un senso di sospensione (a)temporale e dalla consapevolezza di un messaggio che per esprimersi non necessita di parole nuove, ma è veicolato da quelle antiche di Barber, nella loro stessa presenza più ancora che nel significato.

Che si concretino in minuti intarsi acustici, crepitanti field recordings o modulati riverberi ambientali, i brani di “William Barber” possiedono quali tratti comuni la consistenza granulosa, che appunto ne suggerisce una provenienza temporale aliena, e l’ininterrotta dissolvenza tra i loro elementi costitutivi. Tutto il lavoro appare infatti il risultato di una sorta di placido gioco ad incastro tra circolari partiture di archi obliqui, calde timbriche chitarristiche e stille pianistiche, avvolte come da un alone ambientale diafano e polveroso.

I quasi cinquanta minuti di “William Barber” assicurano così la persistenza del messaggio riportato in luce nel suo sottotesto, segnando al contempo il successo di un’operazione che attesta la comunanza di metodo e codici espressivi da parte di un cenacolo di artisti gravitanti intorno all’etichetta Hibernate, che rappresentano quanto di meglio oggi offerto dall’elettro-acustica ambientale britannica.

http://spheruleus.com/

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