music won't save you

suggestioni musicali a cura di raffaello russo

Esperienze di definizione di una “ecologia del suono”

Esiste un modo completamente diverso di veicolare le tematiche ambientali, non attraverso messaggi espliciti, bensì deponendo il linguaggio umano per lasciar parlare, emblematicamente… lo stesso ambiente. Possono anzi individuarsi almeno tre diverse modalità attraverso le quali temi e suoni naturali negli ultimi anni sono entrati a far parte di opere di sperimentazione elettro-acustica.

Il presente contributo proverà a offrire una pur parziale prospettiva sullo sterminato universo di proposte di elettro-acustica ambientale, che testimoniano la spiccata sensibilità dei loro autori per i contesti naturali. In nessun caso si tratta della risultante di un approccio in qualche misura new-age, in quanto la natura e i suoni da essa ricavati non rappresentano il mezzo o il mero aspetto superficiale delle proposte musicali che li contemplano, ma ne costituiscono parte integrante, riassumendone la primaria finalità espressiva e il messaggio ad esse sotteso.

1. L’ambiente quale parte integrante dell’emissione sonora

Per quanto non sia certo una novità assoluta di questi ultimi anni l’interpolazione di field recordings tratti dal mondo naturale in lavori di musica ambientale in senso lato, la facilità d’accesso a strumenti e tecniche di registrazione ne ha innegabilmente agevolato l’ampiezza di utilizzo e, soprattutto, la varietà. Non più elemento accessorio della creazione musicale, i suoni naturali sono così diventati parte del linguaggio stesso attraverso il quale gli artisti raccontano l’ambiente e quest’ultimo contribuisce a raccontare se stesso.

Da simile operazione discendono frequenti messaggi circa gli equilibri tra elementi naturali, ovvero tra uomo e natura. È stato il caso, ad esempio, di “Below Sea Level” (2012), terzo lavoro solista di Simon Sott (Slowdive), che per realizzarlo si è recato nella regione del Fenland, territorio situato nel nord-est dell’Inghilterra e particolarmente interessante dal punto di vista naturalistico, in quanto in buona parte collocato, appunto, al di sotto del livello del mare. L’itinerario di Scott alla scoperta dei suoni di un ecosistema umido, processati attraverso dispositivi sia analogici che digitali, non li ha lasciati in una posizione di cornice, valorizzandone invece il contenuto “reale”. Si evincono così i caratteri dinamici e vitali delle frequenze emesse da canti di uccelli, ondeggiare di fronde, crepitii d’insetti e da una lunga serie di rumori acquatici, che si trasformano nelle parti integranti di una luminosa sinfonia ambientale.

Non casualmente, le vie della creatività applicata a field recordings da parte di Simon Scott si sono incrociate con quelle di Marcus Fischer, artista newyorkese ha introiettato nelle sue rappresentazioni concreti elementi paesaggistici. A sua volta, Fischer ha collaborato in ben tre lavori con quel Taylor Deupree, tra i tanti meriti della cui poliedrica attività di produttore e curatore dell’etichetta 12k, vi è anche quello di aver elevato i suoni naturalistici a elemento costitutivo di un’elettro-acustica ambientale la cui fragilità armonica suggerisce immediate analogie con il richiamo alla conservazione dei contesti naturali dai quali sono stati prodotti.

Sensibilità e processi realizzativi affini connotano poi, tra gli altri, l’entomologia sonora di Porya Hatami, che nelle composizioni di “The Garden” (2014) ha colto il batter d’ali della farfalla, il ronzare delle api, la pazienza del ragno e la disciplina delle formiche, le nebbiosa vibrazioni crepuscolari di Hidekazu Imashige, alias Gallery Six, e l’aurorale passeggiata mattutina per campi ghiacciati dell’estemporaneo terzetto italiano formato da Matteo Uggeri, Francesco Giannico e Luca Mauri.

—> proposte d’ascolto:
Marcus Fischer – Monocoastal (12k, 2010)
Taylor Deupree – Faint (12k, 2012)
Simon Scott – Below Sea Level (12k, 2012)
Matteo Uggeri, Francesco Giannico, Luca Mauri – Pagetos (Boring Machines, 2012)
Porya Hatami – The Garden (Dronarivm, 2014)
Gallery Six – Gasansui (Shimmering Moods, 2015)
Taylor Deupree & Marcus Fischer – Lowlands (IIKKI, 2017)

2. La rappresentazione dell’ambiente attraverso il suono

L’integrazione di elementi naturali nella produzione elettro-acustica può essere tuttavia osservata anche da un’altra prospettiva: se l’ambiente può ben essere raccontato dai propri suoni, è anche vero che la sua rappresentazione possa avvenire anche attraverso suoni che ne rispecchino l’essenza. Quest’idea è alla base di una lunga serie di esperienze artistiche, che pur senza espungere dalla propria tavolozza i field recordings, vi costruiscono intorno un microcosmo di armonie, che per minuta dimensione e delicati equilibri tendono a una sorta di rispettosa e complementare emulazione di quelli naturali.

L’idea accomuna un ampio novero di artisti, diffuso ai quattro angoli del pianeta, a riprova di come la sensibilità per le tematiche ambientali sia diffusa in particolar modo in luoghi nei quali la protezione dell’ecosistema è percepita come tematica di prossimità ed estremamente rilevante rispetto a uno sviluppo sostenibile dei rispettivi Paesi. Tra i suoi più ricorrenti e ispirati propugnatori vi è infatti senz’altro l’argentino Federico Durand, buona parte della cui produzione è infatti allegata a un immaginario naturale di volta in volta dedicato a boschi, stagni e giardini d’inverno, rappresentati attraverso minimali frammenti acustici (chitarre, vibrafoni) accostati con grazia impressionistica come a replicarne il vulnerabile incanto.

Una sostanziale comunanza estetica lega la musica di Durand alle arti orientali, per le quali l’armonia e l’equilibrio costituiscono elementi essenziali, tanto che frequenti sono state le sue collaborazioni con artisti giapponesi (Chihei Hatakeyama e Tomoyoshi Date, con il quale condivide il duo Melodía). Non a caso proprio dal Giappone provengono ulteriori esperimenti di un naturalismo sonoro che trova corrispettivo in modulate vibrazioni bucoliche (Takeshi Nishimoto, Ryosuke Miyata, Norihito Suda), che definiscono un linguaggio universale, modellato a seconda dei paesaggi, delle latitudini e dei mezzi e sensibilità degli artisti coinvolti. Dalle sterminate distese siberiane e dagli arpeggi chiarristici di Egor Klochikhin (Foresteppe) ai boschi incantati risuonanti del fluato di Pan di Orla Wren, passando per il picking compassato di Stijn Hüwels e quello caldo di Michael Cottone (The Green Kingdom), un’esile linea unisce musicisti distanti per luoghi fisici e premesse stilistiche, accomunati dalle rapite contemplazioni dei luoghi naturali che li circondano e da essi talmente coinvolti da volervi rendere coerenti le proprie produzioni sonore.

—> proposte d’ascolto:
Federico Durand – El Libro De Los Árboles Mágicos (Home Normal, 2012)
Orla Wren – Book Of The Folded Forest (Home Normal, 2013)
Takeshi Nishimoto – Lavandula (Sonic Pieces, 2013)
Federico Durand – Jardín De Invierno (Spekk, 2016)
Ryosuke Miyata – Private Cottage (White Paddy Mountain, 2016)
Norihito Suda – Sunshine (Dauw, 2017)
Foresteppe – Mæta (Eilean, 2018)

3. L’ambiente raccontato dai propri stessi suoni

La modalità più ambiziosa, ma in un certo senso anche la più “pura”, attraverso la quale l’ambiente naturale racconta se stesso è quella definita dai suoi stessi suoni, catturati da una varietà di dispositivi e tecniche di registrazione (microfoni analogici, idrofoni, nastri) e in seguito più o meno ampiamente processati.

Sovente applicata a contesti antropizzati, e persino a spazi chiusi, la tecnica del soundscaping trova la propria origine e anche la propria manifestazione più fedele nell’ideale mappatura del paesaggio, realizzata a partire dai suoi naturali contenuti auditivi, valorizzati dalla concentrazione sensoriale su di essi richiamata, oltre che sulle loro potenzialità di suggestione. Ne ha fatto una vera e propria missione artistica la ricercatrice del suono australiana Kate Carr, curatrice dell’etichetta specializzata Flaming Pines, che nelle sue opere raccoglie una serie di documenti dei suoi viaggi in giro per il modo, redatti non attraverso il filtro dell’artista ma narrati, letteralmente, dagli stessi luoghi attraverso risonanze naturali e suoni accidentali, giustapposti e plasmati come materia viva.

Il soundscaping conduce – letteralmente – in ogni dove, dalla foresta pluviale alla steppa, dai picchi montani alle grandi distese lacustri. Ricorrente è tuttavia la fascinazione di numerosi “ricercatori del suono” per il grande Nord e, in generale, per paesaggi ricoperti da ghiacci la cui stessa esistenza è oggi messa a rischio e con essa la sussistenza dell’ecosistema del pianeta. Vi è in fondo qualcosa di sinistro, come un monito o la testimonianza di una sussistenza in pericolo, nei versi degli uccelli, nei vapori ribollenti dei geyser e nella crepitante consistenza del ghiaccio dei “Sounds Of Iceland” raccolti da Hafdís Bjarnadóttir, così come nella fragile alchimia che funge da linea guida di molte delle pubblicazioni dell’etichetta “tematica” romana Glacial Movements.

Sono comunque in generale gli ampi spazi inabitati a prestarsi al meglio a simili operazioni, consentendo “visioni auditive” a trecentosessanta gradi, permeabili a una varietà di suoni accidentali e rivelatori di frequenze intrinseche dell’atmosfera. Che si tratti dunque delle esplorazioni rurali del collettivo di artisti gravitanti intorno all’etichetta inglese A Year In The Country, dell’aria rarefatta degli altipiani colombiani di Miguel Isaza e David Escallón o ancora dei paesaggi collinari pazientemente raffigurati da Pedro Tudela e Miguel Carvalhais (@C), il soundscaping tende a oltrepassare l’orizzonte dell’immediatamente percettibile per assumere significati ulteriori rispetto a una (auto-)rappresentazione ambientale positivista, come tali spontaneamente inclusivi di messaggi volti alla conservazione.

—> proposte d’ascolto:
Kate Carr – Songs From A Cold Place (Flaming Pines, 2013)
Netherworld – Alchemy Of Ice (Glacial Movements, 2013)
@C – Re: Barsento (Galaverna, 2014)
Miguel Isaza – Levedad (Éter, 2014)
Hafdís Bjarnadóttir – Sounds Of Iceland (Gruenrekorder, 2015)
The Gateless Gate – Landslag Norður Íslands (The Landscape Of North Iceland) (Self Released, 2015)
VV.AA. – Tiny Portraits: Exploring Sweden (Flaming Pines, 2016)

(pubblicato su Rockerilla n. 470, ottobre 2019)

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